Nuovo ospedale, una grande operazione speculativa, che peggiora la sanità
La costruzione del nuovo ospedale a Montenero basso ha ben poco a che fare con il miglioramento della sanità a Livorno, e molto a che fare con la riduzione del personale sanitario e con una grande opacissima operazione economico-speculativa.
Innanzitutto va smontata la favola dell’”alta intensità di cura”, che è un modello organizzativo - tra l’altro non esente da critiche, e sicuramente volto alla riduzione del personale medico e paramedico – che può essere adottato anche in un vecchio ospedale: ci si organizza “per intensità di cura” appunto (paziente acuto, acutissimo, ecc) anziché per specializzazione (ortopedia, neurologia, ecc).Nonostante la sua altisonanza, la formula non ha quindi niente a che fare con la costruzione del nuovo ospedale.
Per capire meglio la proposta di Montenero basso – molto più costosa e sconvolgente della proposta Mariotti di 4 anni fa, consistente nel potenziare l’attuale ospedale di viale Alfieri – occorre conoscere le operazioni tentate, ed in parte realizzate, con i nuovi ospedali di Massa, Lucca, Prato e Pistoia, tutte lanciate dalla giunta Martini tra il 2002 e il 2009, con il comune denominatore 1) della spartizione di grandi appalti, in questo caso Astaldi, con corruttela connessa, contestazioni, cause legali, sentenze diverse e contraddittorie 2) la riduzione della spesa e dell’offerta sanitaria 3) la sua privatizzazione.
Insomma, il modello lombardo di Formigoni, trapiantato in Toscana, senza che qui vi siano nemmeno le fondazioni lombarde a finanziare la parte privata. Con il risultato già evidente all’ASL di Massa ad esempio, di trovarsi con enormi buchi di bilancio, con un sottofinanziamento cronico e con il privato che si disinteressa.Di fronte a questa irresponsabile ristrutturazione della sanità toscana, le prime vittime sono i cittadini, che subiscono la vendita quasi generalizzata delle strutture sanitarie decentrate, e l’accentramento e l’ospedalizzazione nei tre poli universitari a scapito della prevenzione sul territorio, ma le seconde vittime sono proprio gli operatori sanitari, decimati e precarizzati.
Altrove medici e paramedici hanno protestato, mentre a Livorno devono ancora esprimersi, ed è bene che lo facciano quanto prima.
Intanto a Livorno si spenderebbero quasi 300 milioni per il nuovo ospedale (da racimolare con vendite di strutture di tutta la provincia), 150 milioni per le due centrali a biomasse inutili e particolarmente inquinanti. Contemporaneamente la sanità costa ai toscani 6,7 miliardi di euro, mentre se ne spende solo 6,5 milioni (meno di un millesimo) per il miglioramento della qualità dell’aria.Oltre al modello lombardo, c’è chiaramente anche il “modello Veronesi”: via libera a inceneritori, biomasse e nucleare, affari d’oro per i baroni della sanità, soldi potere e clientele alla casta politica.
8.11.10 Maurizio Marchi (Resp. prov.le Medicina Democratica - Sezione di Livorno e della Val di Cecina))



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