QUALE PARTECIPAZIONE PER “PENSIAMO IN GRANDE” ?
Pubblichiamo questo contributo degli amici dell’APPL - Assemblea Permanente per la Partecipazione a Livorno, a proposito del “percorso partecipato” di “Pensiamo in Grande”
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Una delle condizioni essenziali per avviare un processo partecipato è la presenza e l’interesse delle organizzazioni della società civile e, ancor più, della cittadinanza in generale. Questa condizione è determinante ai fini della sostenibilità dell’esperienza.
Ci chiediamo, sulla base dei dati in nostro possesso (che in buona parte provengono dalle fonti ufficiali) se i risultati relativi alla riqualificazione di via e p.zza Grande siano frutto di un vero percorso partecipato.
I rappresentanti delle istituzioni locali da qualche anno hanno declinato percorsi ed istituti partecipativi spesso per favorire e consolidare i propri fini e i propri consensi, sempre più in difficoltà dalla crisi della democrazia cosiddetta rappresentativa.
Una delle finalità dei processi partecipati dovrebbe essere quella di ampliare il potere decisionale ad una base sempre più estesa di soggetti, smontando virtualmente quei lacci che fanno del potere un meccanismo escludente e autoreferenziale. E quindi un vero percorso partecipato degno di tale nome deve essere in grado di coinvolgere anche gli attori solitamente esclusi dalle scelte e dalle decisioni, confrontandoli con i gruppi di potere, con le piccole e grandi “clientele” che in varia misura hanno ospitalità all’interno delle istituzioni di prossimità e contribuiscono alle decisioni finali di governo del territorio.
Insomma è necessario creare meccanismi e metodi che contribuiscano a superare la concertazione fra gruppi “istituzionalmente” riconosciuti. Questa la sfida principale di chi crede alla Partecipazione reale, intesa come gestione ordinaria e continuativa di politiche integrate intese pure in un ambito culturale ed educativo. Una partecipazione come criterio, strumento e fine per costruire i legami sociali, per riaffermare e difendere una visione comunitaria del territorio, per elaborare e conservare l’appartenenza di tutti ad un progetto comune nell’interesse generale.
Tutto questo non sembra trovare corrispondenza con la partecipazione che ha caratterizzato il percorso di “Pensiamo in Grande”.
Chi ha curato il processo parla di quasi 1000 persone coinvolte ma alle fine risulta, sia dalle stesse parole dei responsabili che dall’elenco “ufficiale”, che solo 17 persone abbiano partecipato alla stesura definitiva. E leggiamo: ATL e sindacati, Consorzio tassisti, liberi professionisti (architetti e ingegneri), Confesercenti. ACI, WWF, Collegio Geometri, Associazioni dei commercianti e 1 residente! Ma è proprio questa rappresentanza che non convince: sia per l’esiguo numero rispetto alla partecipazione dichiarata che per la reale rappresentanza.
Senza entrare nel merito dell’intero percorso, delle regole e dell’informazione che l’ hanno carattezzata, ci pare che la tecnica e il metodo scelti per i laboratori progettuali siano ben poco convicenti e poco corrispondenti ai criteri che dovrebbero animare un percorso partecipato.
Una partecipazione eccessivamente qualificata e selettiva, da “addetti ai lavori” che sembra aver perso per strada i cittadini comuni e quindi la complessità dei vari attori in gioco. Vuoi per scelta o per incapacità di coinvolgimento. E non si dica che la responsabilità è dei cittadini normali che non partecipano, che non hanno le motivazioni ecc.
Perchè questo vorrebbe ammettere il fallimento parziale o totale dell’intero percorso che dovrebbe avere fra le finalità principali proprio quello di aprirsi a chi non fa parte della cerchia dei “professionisti della partecipazione” . E che magari può lasciare sospetti su percorsi “addomesticati” o poco rappresentativi delle esigenze e degli interessi “dal basso”. Sospetti consolidati dalla velocità con cui l’amministrazione sembra procedere verso gli indirizzi conseguiti dai risultati del laboratorio progettuale. Inoltre ci chiediamo come mai si sia realizzato un percorso partecipato solo riferito a via Grande e p.zza Grande (e del Mercato Centrale) – luoghi dove il Comune ha degli interessi “oggettivi” come il restauro dei Portici e l’apertura di un Ufficio Postale – non tenendo conto delle altre vie e piazze del centro storico di Livorno che pur erano previste nell’elenco iniziale “ufficiale” e per cui sono arrivati contributi dai cittadini.
E qui sembra così venire meno una seconda condizione essenziale, quella della chiara definizione delle regole del gioco (meglio se da operarsi con la popolazione…)
Alla fine si ha l’impressione di un tavolo o gruppo di lavoro più che di un percorso partecipato e per questo forse non era necessario attivare un percorso partecipato così ambizioso, costoso (con una agenzia di esperti giunti da Torino) e propagandato. A meno che non interessasse fare marketing politico e dare un lustro di partecipazione e di consenso ad una scelta già orientata da chi di dovere!
APPL - Assemblea Permanente per la Partecipazione a Livorno



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