Nuovo Ospedale: il PD blinda il referendum e spara bugie a raffica
Con la decisione di consentire il voto anche ai sedicenni, il Comune ha innalzato ulteriormente il numero di elettori che dovranno recarsi alle urne perché il prossimo referendum sul nuovo Ospedale abbia validità formale (è necessario un quorum del 50% dei votanti). Una soglia che sarà difficile raggiungere considerando che alle ultime elezioni regionali ha votato il 55% degli aventi diritto. Si conferma quindi l’allergia dell’amministrazione comunale a questa forma di consultazione, dopo lo scippo indecoroso del referendum sull’offshore subito dai livornesi qualche anno fa.
La partecipazione va sbandierata nei vari progetti-immagine tipo Pensiamo in Grande o Cisternino 2020, ma non certo quando ci sono in mezzo appalti da centinaia di milioni.
Ma allora il referendum sarà inutile?
Non è detta l’ultima parola: anzi sono possibili un paio di scenari gustosi che potranno allietare il prossimo autunno.
Il primo è che si vada alle elezioni politiche, aprendo la possibilità di far coincidere la data delle elezioni con quella del referendum sul nuovo ospedale. In tal caso è ovvio che il raggiungimento del quorum tornerebbe a rappresentare una prospettiva concreta. E in questo caso sarà divertente osservare i contorcimenti dialettici del PD per giustificare l’impossibilità di un “election day”, dopo che l’assessore Nebbiai si era premurato di informarci che con il referendum si sarebbe sprecato un mezzo milione di euro.
Un secondo scenario è un referendum che pur non arrivando al quorum faccia registrare una buona partecipazione (diciamo intorno al 30%) e una schiacciante maggioranza di “SI” (nell’occasione ricordiamo che trattandosi di un referendum abrogativo per dire NO al progetto-Montenero Basso si dovrà scrivere SI). Schiacciante maggioranza che probabilmente ci sarà perché i nostri alfieri della
partecipazione daranno indicazione più o meno esplicita -anche ai sedicenni- di disertare i seggi.
Il dato politico sarebbe chiarissimo e vorremmo vedere se a quel punto si avrebbe il coraggio di proseguire sulla vecchia strada.
Per arrivare a questo risultato però è necessario un grande lavoro di sensibilizzazione. La sinistra livornese ha l’occasione di mettere alla prova la sua capacità di lavorare in modo unitario, inventare (o reinventare) forme di comunicazione efficaci e arrivare anche ai settori della popolazione meno interessati a temi politici. In gioco non c’è solo la questione ospedale ma la possibilità di riproporre un modello di sanità pubblica partecipata, che risponda veramente alle esigenze del territorio e non alle visioni pseudo-manageriali del funzionariato regionale.
Nel frattempo il “Circolo PD Salute Livorno” ha diffuso un opuscoletto sul nuovo ospedale che non possiamo esimerci dal commentare.
“Camere a quattro o più letti, un gabinetto ogni venticinque pazienti in comune tra degenti e visitatori, in corridoio, stanzoni enormi con spese di riscaldamento altissime difficoltà per la pulizia, impossibile installare aria condizionata, la manutenzione ordinaria costa tre milioni e mezzo l’anno ecc. Questa la situazione dell’attuale ospedale”.
Lo scenario dantesco descritto dal PD serve per giustificare il progetto del nuovo ospedale. A parte il fatto che nessuno si oppone alla costruzione di una struttura nuova, purché il progetto sia sensato, ci sarebbe da chiedergli dov’era finora il circolo salute del PD e soprattutto come sono stati spesi i soldi per la ristrutturazione dell’attuale ospedale se questo è il risultato. Come mai non si è pensato prima che era inutile investire soldi lì? E non si venga a dire che sono stati eseguiti solo inevitabili lavori di ordinaria manutenzione perché è chiaro a tutti che non è così.
L’opuscolo prosegue sulla stessa falsariga, cercando di dimostrare che chi si oppone al progetto del nuovo ospedale vorrebbe continuare a utilizzare il vecchio: “Oggi i moderni ospedali sono costruiti a monoblocco, non più a padiglioni”. E Cisanello? A venti chilometri da qui c’è uno dei più grandi ospedali d’Europa con i suoi 1200 posti letto, costruito di recente, e non somiglia neanche lontanamente a un monoblocco. Questo lo diciamo non perché abbiamo qualcosa contro i monoblocchi ma per dimostrare che qualcuno non sa neanche di cosa parla e che a seconda della situazione si spacciano per “nuove concezioni della medicina” quelli che sono interessi molto più terra terra.
“C’è poi un’occasione unica, irripetibile che oggi si presenta. La Regione Toscana ha messo a disposizione 130 milioni per un nuovo ospedale (i finanziamenti non sono dirottabili per altro: case, assistenza sociale…)”. Veramente se si legge il sito del Presidente della Regione Rossi la cosa sembra un tantino diversa: “Il costo complessivo del nuovo ospedale sarà di 266.892.000 euro, di cui 185.413.000 a carico dell’azienda 6 di Livorno, e 81.479.000 da risorse private (project financing). Il costo dell’adeguamento delle opere infrastrutturali ammonta a 15 milioni di euro”.
Si tratta di spese che prosciugheranno le casse di Comune e ASL per i prossimi decenni, oltre a mettere in mano ai privati pezzi importanti della sanità pubblica. Se permettete vogliamo parlarne, visto che se c’è una cosa sicura è che nessuno regala nulla.
Poi i presunti finanziamenti regionali, se c’erano, potevano essere benissimo destinati alla prevenzione o all’assistenza domiciliare e territoriale: è stata una decisione politica. E qualcuno ha onestamente ammesso che si tratta di un intervento “anticiclico”, cioè diretto a rianimare, più che i pazienti, il settore dell’edilizia in stato comatoso.
Dopo si sparano altre balle sull’idoneità del sito prescelto, fingendo di ignorare che l’alternativa proposta dalle forze di opposizione è all’interno del perimetro di Viale Alfieri e non chissà dove, e si cantano le lodi del nuovo sistema di assistenza territoriale e della “Società della salute”.
Tutti sanno che qui ci sono grossi punti interrogativi e che in merito al finanziamento di questi settori vitali dell’assistenza socio-sanitaria il futuro non lascia possibilità all’ottimismo.
A meno che non si voglia spacciare l’inaugurazione del centro di Via del Levante come esempio di rafforzamento della rete territoriale. Via del Levante era una struttura necessaria perché i popolosi quartieri de La Leccia e La Scopaia erano scoperti. L’apertura, effettuata con diversi anni di ritardo e con i lavori di urbanizzazione ancora in corso, va a tamponare questa esigenza, mentre la contestuale chiusura di Via Ernesto Rossi e Via Venuti scopre ampie zone del centro storico. Se questo è un potenziamento…
Infine non poteva mancare il tormentone principale di questi mesi, cioè di quante meravigliose cose verranno dislocate nell’area dell’attuale ospedale di Viale Alfieri. A seconda delle esigenze del momento si parla di: RSA (prima fra tutte il Pascoli che paradossalmente verrebbe abbattuto nell’operazione Montenero Basso), palazzine (edilizia residenziale), scuole, campus universitari
stile Berkeley, uffici amministrativi dell’ASL, poliambulatori e chi più ne ha più ne metta. Si tratta probabilmente di un’area che ha la singolare capacità di restringersi e allargarsi a seconda delle necessità propagandistiche del momento.
Agosto 2010 Progetto Vertenza Livorno



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