Vento all’Olio di Colza con termovalorizzatore in polveri sottili
IL business della piattaforma energetica regionale posta a Livorno
“NON ENTRI CHI NON E’ GEOMETRA!” l’epigrafe è misteriosamente comparsa nottetempo sui muri del comune vecchio di Livorno mettendo tutti in allarme. Tant’è che il palazzo ha subito sguinzagliato tutta sua muta di “Robocop” alla ricerca del misterioso mitografo. Qualche burlone ha avanzato l’idea che il misterioso grafomane possa aver scambiato l’ingresso del comune vecchio per il portico della mitica accademia platonica di Atene. Ma al di là di questa simpatica vicenda dobbiamo invece registrare la svolta epocale operata dal palazzo che ha deciso di gettarsi a capo fitto nel business energetico in sostituzione dell’esausto mattone urbano. Lo spostamento dall’ asse economico dall’edilizia abitativa privata all’asse energetico per la produzione di energia elettrica e il trasporto di gas permetterà all’amministrazione di avere i necessari flussi finanziari per alimentare i magri bilanci comunali. Il disegno si realizzerà in pochi anni e collocherà in un fazzoletto di terra di pochi chilometri quadrati la piattaforma OTL e ben tre nuove centrali per la produzione di elettricità funzionati due ad olio di colza e l’altra a combustione di rifiuti industriali. Naturalmente l’attuale centrale elettrica ENEL del marzocco continuerà a funzionare insieme all’attuale termovalorizzatore potenziato a tre linee del Picchianti. Questa bella squadra energetica pubblico-privata farà a gara a spruzzare nell’area un cocktail micidiale di sostanze gassose e polveri sottili e contaminerà i polmoni dei cittadini labronici consumando ed inquinando l’aria , l’acqua, il territorio e il mare nostrum. Inoltre il guadagno a livello di occupazione sarà bassissimo a fronte delle decine di centinaia di posti di lavoro che si perderanno per la definitiva estinzione della fauna industriale del settore auto motive. Certamente sarebbe stato più opportuno lavorare alla ricerca di nuove economie invece che continuare ad perseguire vecchi e tossici modelli di sviluppo, oramai sterili dal punto di vista occupazionale. Tutto ciò per dire che l’agire politico dovrebbe consistere nel perseguire il bene comune dei cittadini, ambiente e salute compresa! Nel fare questo il politico dovrebbe cercare di allineare il suo linguaggio, le sue azioni, la sua moralità a tale fine. Questo creerebbe un diretto collegamento alla realtà oggettiva, nel senso che le parole, le azioni, il bagaglio etico si avvicinerebbero molto all’ ideale del bene comune proprio delle società civili. Purtroppo i nostri attuali campioni politici hanno smarrito da tempo questo profilo. La dialettica è stata sostituita dall’ arte di parlare senza curarsi se quello che si dice corrisponda al vero e la dimensione storica ha perso il suo aggancio alla verità fattuale. Tant’ è che molti accadimenti vengono rimodellati ad uso e consumo della nomenklatura di palazzo a giustificazione delle loro scelte e azioni in tema di: ambiente, lavoro,territorio, urbanistica, sanità, sociale, partecipazione, economia e sviluppo. I fatti in pratica vengono “arte-fatti” o “ri-fatti” se non addirittura “dis-fatti”. Ma in questo modo la storia, anzi , la memoria e la verità storica viene annullata e riscritta secondo i gusti e i rapporti di potere del nostro territorio. A tale riguardo basta ripescare dall’oblio le vicende: del nuovo ospedale, dell’OLT, della piattaforma energetica provinciale, dei centri civici (progetto Urban), della porta a mare, del nuovo centro,della cementificazione a scopi residenziali e della partecipazione. Il ricordo di questi fatti e di come sino stati “arte-fatti” mi crea una forte senso di vomito e mi spinge a non far passare sotto silenzio la morte della democrazia a Livorno e il progressivo istaurarsi di una diarchia timocratico-oligarchica.
Dattero



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