RETROCEDERE A TESTA ALTA
Dopo la boutade dei cento giorni ,che presto torneremo a passare in rassegna quando verificheremo punto per punto quanto è stato fatto e non fatto nel corso di questo anno pirandelliano,e la fase eroica del “quasi” Ospedale a Montenero,siamo ormai prossimi alla terza fase.Una fase molto attesa dall’amministratore labronico,perchè si pregusta l’estate e con essa un singolare sentimento di complicità con una fra le caratteristiche piu’ tipiche dell’andazzo livornese,.La perdita della memoria collettiva.Il caldo, e tutto quanto ne consegue,produce il rallentamento dei bio ritmi ,indebolisce la voglia di osare e talvolta di prendersela con qualcuno.Figuriamoci con chi,bene o male,si è visto attribuire il compito lautamente retribuito di dirigere la vita collettiva.In questo quadro nasce “la voglia di mare”(come titolava prontamente Il Tirreno giorni or sono) e si diffonde quasi naturalmente nel ceto politico&nbs p;governante (e nel suo interfaccia mediatico) una sorta di insostenibile leggerezza dell’essere.Fino alle estreme conseguenze.Chi si ricorda piu’ degli appalti internazionali della Dr.ssa Calamai (quelli che dovevano partire a maggio nella Silicon Valley di Montenero Basso),come sono stati sparigliati i tormenti concettuali intorno all’accordo di programma ospedaliero (di cui non si parla misteriosamente piu),come sono stati dislocati i parcheggi duri e puri (quelli a pagamento) sul viale Italia prossimo venturo, che ne è del completamento di alcune opere pubbliche inghiottite dall’emergenza infrastrutturale dell’area sud di livorno e zone limitrofe,anch’essa ancillare alla follia del Nuovo Ospedale montenerino..Che ne è della riqualificazione di Piazza XX,della ristrutturazione della Fortezza Nuova,della trasformazione della Rotonda di Ardenza in un teatro naturale di eventi culturali per l’Estate.,qual è quella malattia genetica che impedisce da ormai quindici anni di fotografare strani pesci nelle vasche di un probabile Acquario.E che dire del balletto della Tia con e senza Iva,dei fallimenti della “gestione in house” di un’Azienda come l’Aamps che deve rifinanziarsi a debito, (e che debito),al netto di una Tia insopportabile,per potere sostenere la solvibilità dei propri impegni verso i fornitori?.Come si puo’ giustificare un fantomatico utile d’esercizio (comunque peggiorativo),quando il patrimonio di un’azienda viene masticato dalle passività strutturali?Lontano da noi la scorciatoia della privatizzazioni,ma perchè a Livorno le gestioni politiche dei beni comuni sono sempre state fallimentari?Di fronte a queste innocenti domande le risposte e gli sguardi sono improntati a quello strano equilibrio genetico-umorale che si instaura a Livorno dopo il 30 di Aprile.E che lega insieme i destini di un appassionato stake holder come Cosimi (che ha ricevuto nella Casa Comunale le lobbies della Olt,dei Neri e in audizione privata-come il Papa-quel singolare aggregato dei primari ospedalieri)agli eterni “nulla osta” dei suoi Grandi Elettori.Cosa dire ai cittadini? Non molto,quanto basta per favorire la rimozione della memoria collettiva.E quando non si puo’ negare l’evidenza (come nel caso delle opere pubbliche,di Asa e di Aamps o delle ristrutturazioni ospedaliere da 150 milioni di euro,del precariato strutturale),allora basta corrugare la fronte,denunciare il destino cinico e baro (colpa di Berlusconi e dei suoi scherani) e affermare che piu’ di questo non era possibile fare.Un po’ come nello sport di questo anno super fallimentare.(non si è salvato nessuno).Retrocedere si’ ,ma a testa alta.Come dicono i giornali.
Ufficio Stampa Livorno Libera



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