NUOVO OSPEDALE: SULL’EDITORIALE DEL SINDACO E L’ACCORDO DI PROGRAMMA
Pensavo che il Sindaco avesse dettato l’Editoriale di Santa Giulia apparso sul Tirreno magari dal telefonino o tramite terze persone. Ma fonti attendibili mi riferiscono che l’abbia scritto di persona. Piu’ volte, nel corso della trattazione, il Consiglio Comunale è riportato in minuscolo. Forse un errore tipografico, forse una dimenticanza. O forse no. Forse quel minuscolo è un po’ la cifra, secondo l’interpretazione cosimiana, del valore da attribuire a quella Istituzione. Ci sono Istituzioni che “decidono e trovano soluzioni ai problemi”. In primis, il Sindaco,la Giunta e i suoi Assessori. Ce ne sono altre che in un clima spesso da avanspettacolo assecondano, contrastano, ratificano. Come il “consiglio comunale”, appunto. Nell’editoriale richiamato c’è una libera interpretazione di cosa siano le Istituzioni. L’importante è che non si pretenda che tale interpretazione sia autentica. Soprattutto quando si attribuisce agli organi esecutivi il potere pressochè incondizionato di “decidere e trovare soluzioni”. Dimenticando che la fonte di legittimazione di questi ultimi è l’immenso potere di nomina e dispositivo di un uomo solo al comando (il Sindaco), a sua volta legittimato da un suffragio valorizzato dal maggioritario. Il maggioritario è ormai una sorta di concezione attuariale della politica, che attribuisce agli organi nati per “decidere”(soprattutto in sede locale) una capacità operativa esponenziale rispetto alla loro effettiva rappresentatività. Normale che in questo contesto, quando non scattano gli umori sempre in agguato del menefreghismo consumista e dell’astensionismo consapevole, i cittadini diventino oggettivamente controparte. Anche al di là dei vincoli dell’appartenenza. In una democrazia “di risultato” gli strumenti a disposizione degli uomini e delle donne investiti del compito di “trovare soluzione ai problemi” sono le decisioni di Giunta e le determinazioni dirigenziali (tipo quelle della Asl). E l’accordo di programma è un contratto fra Istituzioni che dispongono dei finanziamenti pubblici e del regime giuridico dei beni che sono chiamati ad amministrare. Chi esercita il controllo su tutto questo, quando l’unica preoccupazione di quell’uomo solo al comando è quella di canalizzare le “decisioni”attraverso procedure “rassicuranti” senza interpellare preventivamente il Consiglio Comunale? Anzi, il consiglio comunale? Normale l’approdo referendario, anche se effettivamente poco rassicurante per chi ha una concezione molto paternalistica della democrazia.
Sergio Nieri



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