Aria e Clima | Sanità

A Livorno si fa prevenzione con il polo energetico.

A Livorno si fa prevenzione con il polo energetico. bigimage

All’interno di una breve intervista pubblicata da il Tirreno il dottor Enrico Capochiani- direttore del centro ematologico dell’Ospedale di Livorno – ad un certo punto dichiara che nella nostra zona costiera, negli ultimi venti anni, c’è stato un incremento di linfomi e mielomi del 150 %! Tanto che anche per questo è stato ritenuto necessario riorganizzare totalmente il reparto di ematologia, che da gennaio costituisce una struttura a sé stante rispetto a quello di oncologia.
Ogni anno sono circa 500 le persona nella provincia di Livorno a cui viene diagnosticata una malattia oncoematologica.
Ci domandiamo come sia possibile accettare che comunicazioni gravissime ed allarmanti come queste non siano accompagnate da analisi e possibili prospettive organiche e strutturate di prevenzione.
Fra le cause principali è fuori discussione che vi sia la “contaminazione ambientale”, fatto che non sorprende nessuno visto che Livorno non solo ha il primato di inquinamento ambientale in Toscana ma risulta pure essere la seconda città più inquinata d’ Italia, dopo Taranto.
Logica conseguenza di un polo “energivoro” che vede nella nostra provincia la presenza di quasi tutta l’energia termoelettrica (8 centrali sulle 9 dell’intera Toscana) e una quantità considerevole di emissioni nocive delle navi. Aggiungiamo che la città di Livorno presenta un inquinamento atmosferico molto elevato anche a causa del traffico veicolare (fra i 5 comuni capoluogo di provincia con più di 200 motocicli per 1000 abitanti con una media si 237,2). E come se non bastasse si continua a consolidare questo modello di sviluppo INSOSTENIBILE con i progetti di rigassifcatori, centrali a biomasse, grandi inceneritori ecc.

Ricordiamo che in Italia i Registri tumori (fra l’altro a carattere volontaristico) coprono solo il 33% circa della popolazione. In pratica anche dalle nostre parti (nel centro Italia la quota coperta è solo del 25,5 %) abbiamo dati in buona parte inattendibili su quanti siano i nuovi casi di tumore ogni anno in Italia, se l’incidenza sia in aumento o no e come siano ripartiti i malati e i tipi di cancro nelle varie regioni.
Ma appare altrettanto chiaro, vista l’incrollabile e miope fede che hanno i nostri governanti nelle “magnifiche sorti e progressive”, vale a dire in questo modello di sviluppo INSOSTENIBILE, che un registro così ridotto fa evidentemente comodo.

Eppure non dovrebbero esserci dubbi che l’incidenza dei tumori ( e non solo, pensiamo ad altre patologie come l’asma, le affezioni cardio polmonari e la diminuzione delle funzionalità polmonari) debba essere un indicatore fondamentale per dimostrare la sostenibilità o meno della nostra società e della nostra comunità.
Lo riconoscono da tempo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) che ha dimostrato che le polveri sottili siano responsabili dello 0,5 % dei decessi registrati nell’anno e il Comitato Scientifico di Isde Italia (Associazione dei medici per l’ambiente) che sostiene come l’esposizione agli agenti inquinanti sia le seconda causa di morte nell’infazia dopo gli incidenti e la prima per patologia nei bambini.
Alcuni ricercatori dell’Environmental Haelth Institute (agenzia del Dipartimento della salute dei Servizi Umani degli Stati Uniti) hanno calcolato che “per i linfomi nei primi 2 anni d’età abbiamo un incremento 8 volte superiore a quello atteso. Un aumento che riflette l’esposizione genitoriale a numerosissimi fattori ambientali cancerogeni o pro-cancerogini come l’esposizione a metalli pesanti, particolato ultrafine, prodotti dal traffico veicolare, dagli inceneritori e da altri grandi impianti. E’ quest’inquinamento di base che va combattuto attraverso la prevenzione primaria”.

Ebbene proprio su questo punto Livorno, malgrado da molto tempo circolino le denunce e la percezione – basata sui dati di fatto - che ci sia una incidenza molto alta di patologie legate all’inquinamento, appare notevolmente in ritardo e certo non sembra offrire ampie garanzie il ventilato riassetto socio-sanitario dell’USL 6 che sembra aver messo decisamente in secondo piano l’esigenza di servizi territoriali e decentrati rispetto alla visione “ospedalocentrica” del duo Cosimi – Calamai. Basterebbe ricordare che ad oggi non è ancora stato inaugurato il nuovo presidio sanitario di via del Levante dopo svariati anni….

Insomma, sarebbe auspicabile cominciare a mettere in discussione questo modello di sviluppo anche sulla base di un rapporto serio, approfondito e strutturato del nostro stato di salute, senza false autocelebrazioni e senza cadere nella retorica e nella semplificazione di una città “vecchia”, dove si vive a lungo, dove la vita media si è allungata, il “virtuoso” sistema sanitario toscano ecc.
E cominciare a lavorare seriamente per una conversione ecologica della nostra società e della nostra comunità, partendo da una forte critica a quei criteri che finora hanno caratterizzato questo modello di sviluppo INSOSTENIBILE a 360°.

Stefano Romboli Livorno Libera

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