Energia

Rigassificatore - Gesualdi: “Un progetto mastodontico per garantire profitti alle imprese”

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Il presidente del Centro Nuovo Modello di Sviluppo di Vecchiano: “Livorno ha paura, ma Comune e Regione non ne tengono conto, vanno avanti spediti. La propaganda lo giustifica dicendo che l’Italia è a corto di gas. In realtà la stessa Eni riconosce che già oggi l’Italia riceve ogni anno 10 miliardi di metri cubi di gas oltre il suo fabbisogno”.
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Livorno ha paura, ma Comune e Regione non ne tengono conto, vanno avanti spediti. Mi riferisco al rigassificatore in costruzione in mare aperto davanti a Livorno. Un impianto che immagazzina gas liquido trasportato da navi e, dopo averlo scaldato per riportarlo allo stato gassoso, lo manda a terra tramite tubi sottomarini. Proprietario e gestore è OLT Offshore LNG Toscana S.p.A., una società nata per accordo della tedesca E.On, che possiede il 47% del capitale e l’italiana Iride che possiede un altro 47%.

Una certa propaganda ha giustificato l’impianto alla luce delle esigenze energetiche della Toscana, in realtà il progetto è di portata nazionale perché il gas è immesso nella rete nazionale. La stessa propaganda lo giustifica dicendo che l’Italia è a corto di gas. In realtà la stessa Eni riconosce che già oggi l’ Italia riceve ogni anno 10 miliardi di metri cubi di gas oltre il suo fabbisogno. Dal che si deduce che il vero obiettivo è l’Europa.

Avendo deciso di trasformare l’Italia in un magazzino di gas per l’Europa si capisce perché si sia messo in moto la corsa ai rigassificatori, ce ne sono in progetto una dozzina che aggiunti ai tre già esistenti, daranno un totale di quindici sparsi a corona lungo le coste d’Italia. Progetti che in termini occupazionali non valgono niente, al massimo una cinquantina di posti per impianto, che però rischiano di appesantire la bolletta degli italiani. Si dà il caso, infatti, che nel mondo ci siano più impianti di rigassificazione (una cinquantina) che impianti di liquefazione (una ventina) col bel risultato che gli impianti di rigassificazione rischiano di non poter ricevere abbastanza gas liquido e quindi di dover funzionare a scartamento ridotto con inevitabile aggravio di costi che però saranno coperti dallo Stato tramite un’apposita tassa introdotta nelle bollette energetiche fatte pagare agli italiani.

In conclusione i rigassificatori si stanno rivelando progetti mastodontici, costruiti col sostegno dello stato, ossia dei cittadini, solo per garantire profitti alle megaimprese. Un progetto che il PD toscano ha sposato in pieno, a dimostrazione ulteriore che al di là della retorica anche il PD sta diventando sempre di più un partito degli affari.

Un segnale che Rossi ha voluto mandare forte e chiaro scegliendo l’imprenditrice Stella Targetti come suo vice alla presidenza della Toscana. Quindi prepariamoci pure alle colate di cemento da parte delle imprese da costruzione, un settore dove sguazzano cooperative rosse e imprese mafiose, prepariamoci all’assalto da parte dei centri commerciali, Ikea in testa, prepariamoci all’assalto di catene alberghiere e qualsiasi altro tipo di affarista che veda nella toscana una terra da spolpare. Il tutto secondo la perfetta logica berlusconiana dell’Italia del fare.

E la gente? Che taccia e subisca tutto passivamente, anche quando si tratta di progetti a forte rischio ambientale e sanitario. I livornesi il rigassificatore non lo vogliono perché in caso di incidente può sprigionare una potenza di fuoco simile a una bomba atomica, per non parlare dei danni sistemici all’ambiente marino provocati da sversamento di sostanze chimiche e surriscaldamento dell’acqua. I livornesi non vogliono il rigassificatore, come in altre zone non vogliono gli inceneritori, pericolosi per diossina e polveri sottili, come mostra il recente ritrovamento di diossina nel latte materno di due mamme di Montale.

Allo stesso modo sull’Amiata la gente si oppone alla geotermia perchè sta prosciugando le falde acquifere della zona e sta disseminando in atmosfera e nelle falde sostanze pericolose fra cui l’arsenico. E’ il solito vecchio conflitto: la difesa della salute e della qualità della vita contro una concezione di sviluppo basato sull’aumento di produzione fino a se stesso anche a costo di morte, tumore, compromissione del nostro futuro.

A quando un altro modello economico organizzato per la gente invece che per il profitto? Un altro modello economico consapevole che la buona vita non dipende tanto dal numero di elettrodomestici, quanto dalla sicurezza sociale, dalla solidarietà collettiva, dalla salute fisica e mentale, da un ambiente sano e pulito, da buone relazioni umane e affettive, da disponibilità di tempo per gustarci la vita.

da www.pisanotizie.it

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