Sanità

DOSSIER “PARTECIPATO” SUL NUOVO OSPEDALE

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Ecco il dossier elaborato da alcune associazioni e soggetti individuali che a seguito della decisione “calata dall’alto” di realizzare un nuovo ospedale hanno dato vita ad un percorso partecipato e alla stesura appunto di un dossier articolato e completo che tiene conto degli impatti di natura ambientale e territoriale, con varie implicazioni a livello sanitario e urbanistico, della tenuta complessiva del nostro livello di democrazia e partecipazione.
Una analisi della vicenda ospedale che deve essere contestualizzata all’interno della gestione e del governo del territorio e che implica seri dubbi in merito al fatto che tale decisione sia stata presa per venire incontro alle reali esigenze dei cittadini e della sanità locale.
Un contributo che vuole cercare di andare oltre la semplificazione del confronto/scontro ospedale si/no anche in vista del prossimo percorso referendario.

Tra i promotori e i soggetti che hanno elaborato il dossier ci sono, oltre ai contributi di diversi cittadini, l’APPL – Assemblea Permanente per la Partecipazione a Livorno, la redazione di Senza Soste e Medicina Democratica.
Con l’adesione, fra gli altri, dell’Alleanza Livorno Libera (Città Diversa, Verdi di Livorno, Sinistra Critica) e il Comitato contro il Rigassificatore.

PER FACILITARE LA LETTURA SEGUONO PRIMA UNA SINTESI DEL DOSSIER E POI IL DOSSIER VERO E PROPRIO

OSPEDALE E DINTORNIi

RADIOGRAFIA ED ALTERNATIVE AD UN PROGRAMMA NATO MALE
(sintesi del documento)

Il 4 ottobre, con un’intervista al principale quotidiano cittadino, il sindaco informava i Livornesi che il dado era tratto, la città avrebbe avuto un nuovo ospedale e lo avrebbe avuto sulle prime pendici di Montenero.

Negli otto capitoli del documento integrale (Evoluzione dell’assistenza sanitaria, Ragioni del Comune contro l’ospedale di viale Alfieri , … e le nostre a favore, Descrizione del programma del Comune, Costi e finanziamenti, Risvolti urbanistici ed impatti negativi sull’economia cittadina e sul territorio, Altro che città della partecipazione!, Le tentazioni di Cosimi) le associazioni rigettano la supposta validità privilegiata delle opinioni degli addetti ai lavori, contestano l’esibizione di decisionismo e denunciano la megalomania del progetto, che parte dalla dismissione e demolizione delle due principali RSA della città per gli anziani, il Pascoli e Villa Serena, prosegue con l’aggressione al paesaggio pedecollinare attraverso il monoblocco quattro metri più alto del Pascoli con un parcheggio megalitico a gradinate della estensione valutabile in 2,5 ettari (3 campi di calcio!) per 1600 posti auto e con le spirali cementizie degli svincoli a somiglianza del disastro alle falesie di Antignano e si completa con disagi dell’utenza per la posizione decentrata, con la privatizzazione gestionale dei servizi ospedalieri attraverso il Project Financing, con un’ulteriore perdita di funzioni della città storica e con il prosciugamento delle risorse comunali per un lungo periodo, per di più in contrasto con lo strumento urbanistico vigente ed in assenza di una nuova pianificazione generale da tempo annunciata e non ancora predisposta.
Per quali motivi, nonostante la dovizia degli argomenti contro, il Comune si è invece arrampicato in critiche speciose o false alla struttura di viale Alfieri, quali il rischio di allagamento o la mancanza di aree di riserva ai bordi dell’ospedale?
Abbiamo individuato due ordini di ragioni, ricostruiti con analisi dettagliate nel documento integrale.
Il primo attiene alle grandi capacità di suggestione e pressione di lobby e agenzie di progettazione come la veneta Pettinelli, che promettendo ospedali chiavi in mano sollevano gli enti pubblici dalle fatiche di iter amministrativi estremamente complessi e li ammaliano con un’impronta di modernità, di efficienza.
Il secondo è la filosofia del mattone volano dell’economia, sirena ammaliatrice non solo per la destra. Il programma metterebbe in movimento infatti interventi edilizi di tutti i tipi: migliaia di metri cubi di demolizioni, grandi lavori stradali con manufatti importanti, ingenti nuove edificazioni (solo per queste sono preventivati 229 milioni di euro, che come norma saranno ampiamente superati durante la realizzazione e dei quali ben 30 milioni –per il momento- saranno prelevati direttamente dalle tasche dei cittadini).
Ciliegina finale sono le cosiddette valorizzazioni fondiarie attraverso la destinazione di larga parte dell’area dell’ospedale a residenze ed uffici (l’assessore al Marketing territoriale ha colpito ancora, rinnegando asserzioni di poche settimane prima). Questa è l’ultima ma non la meno importante delle nostre riserve sul programma, l’ulteriore stimolazione all’investimento dei capitali privati in nuove residenze, che non è affatto un obiettivo auspicabile, perché porta all’abbandono e degrado della città ottocentesca.
Nella direzione indicata dal presidente della commissione sanità regionale, auspichiamo che nell’area attuale e nelle limitrofe a disposizione (capannoni di via della Meridiana ed uffici direzionali della Pirelli) sia salvato l’impianto a padiglioni attraverso pazienti ricuciture progettuali, una cui primissima applicazione è stata riportata nel documento integrale, o comunque siano ridotte al minimo la demolizione dell’esistente.

PARTECIPAZIONE E DEMOCRAZIA

Nel documento viene evidenziato come tale scelta appare un ennesimo colpo alla democrazia sostanziale e alla reale partecipazione concepita come gestione ordinaria e continuativa di politiche integrate e come criterio guida per un nuovo governo del territorio (in coerenza con la Legge Regionale sulla Partecipazione l.r. 69/2007) e sottoscritta come primo Comune da Cosimi) e non semplicemente vincolata a specifici progetti di settore o a finanziamenti speciali a breve-medio termine che sembra essere usata come marketing politico (modello “Cisternino 2020”).
Viene così smentito quanto solennemente scritto nel programma di mandato di Cosimi dove si legge “aspiriamo a far diventare Livorno città della Partecipazione”.
La decisione del nuovo ospedale conferma una gestione autoreferenziale utilizzata dal governo locale e ricorda la vicenda del Rigassificatore dove furono negati i diritti di partecipazione e trasparenza.
Un approccio tecnocratico e burocratico, blindato dai poteri forti (Sindaco, direttrice ASL e Assessore Regionale alla sanità) senza tenere minimamente conto della sede istituzionale del Consiglio Comunale, dei lavoratori della sanità e della commissione regionale della sanità. E ovviamente dei cittadini, destinatari e azionisti di maggioranza di un bene comune e pubblico come l’ospedale, elemento fondante dell’intero assetto sanitario e quindi della salute.
Una decisione calata dall’alto, verticistica e priva di minimi confronti e percorsi partecipati, come è stato denunciato in questi mesi da varie realtà non necessariamente antagoniste, che hanno contribuito alla stesura di questo documento, dai lavoratori del FIALS, dal Tribunale dei Diritti del Malato, da moltissimi cittadini (diversi dei quali si sono costituiti nel Comitato “Livorno dice NO ad un ospedale fuori luogo), da tutti i partiti dell’opposizione (da destra e da sinistra) e perfino della maggioranza (Sinistra e Libertà), dal sindaco di Collesalvetti, dal presidente della Commissione regionale sulla Sanità.
Il confronto con i cittadini, l’ascolto delle loro reali esigenze, all’interno di un percorso dove si possa mettere in dubbio il progetto stesso, sono percepite come ostacoli per arrivare, in modo sospetto, con fretta e velocità alla ufficialità della decisione (pena il ricatto di perdere i finanziamenti).

EVOLUZIONE DELL’ASSISTENZA SANITARIA

Il dibattito sul nuovo ospedale può e deve restituire ai livornesi la possibilità di decidere realmente sul futuro di un servizio pubblico fondamentale come la sanità, scelte oggi riservate a una ristretta cerchia di funzionari e politici.
L’operazione nuovo ospedale non comporta solo la costruzione di un edificio, ma l’affermarsi di un nuovo criterio organizzativo secondo il quale circa il 60% dell’attuale attività verrebbe convertita in prestazioni ambulatoriali o di day hospital.
La riduzione del numero e della durata dei ricoveri di per sé non è un fatto negativo, in quanto è ovvio che il paziente preferisca per quanto possibile trovarsi nella propria abitazione piuttosto che in un letto d’ospedale. Ma perché la riduzione dei ricoveri non si traduca in mancata assistenza, occorre che sul territorio vengano assicurate le prestazioni sostitutive (ospedale di comunità, hospice, centri sociosanitari, residenze sanitarie assistite, assistenza domiciliare).
Ma niente viene detto in merito alla costruzione di nuovi presidi (a parte il famoso distretto fantasma di Via del Levante), anzi verrebbe dismesso pressoché l’intero patrimonio immobiliare dell’ASL che ospita attualmente i servizi amministrativi, di prevenzione e di salute mentale.Verrebbe anche abbattuta la RSA Pascoli, inaugurata pochi decenni fa, in una situazione di grave carenza di posti in case di riposo. Così come ci sono forti preoccupazioni per l’assistenza domiciliare, in relazione alla tendenza all’aumento della popolazione anziana.
A Livorno i posti letto in Ospedale passerebbero dagli attuali 600 a circa 450 Ma l’ex direttore Scura, appena cinque anni fa, dichiarava che all’Azienda sanitaria di Livorno mancavano 170 posti letto. Ciò fa pensare che si brancoli nel buio e si seguano più che altro priorità politiche e finanziarie ed il timore è che si riduca gradualmente l’organico con negativi riscontri in termini di qualità dell’assistenza al paziente.

Da quanto esposto emerge l’urgenza dell’approccio sistemico, di coordinamento e di integrazione cioè tra le istanze socio sanitarie, di partecipazione democratica, economiche, di tutela ambientale, che proponiamo ad ogni soggetto portatore di interessi collettivi (associazioni di volontariato e tutela, sindacati e associazioni di categoria, istituti di credito e loro fondazioni, organizzazioni politiche, media indipendenti, centri sociali ) per definire un modello di sviluppo sostenibile della città, un progetto che consegni definitivamente alla storia la politica del mattone e sappia dare risposte diverse alla minacciosa crisi economica, che rischia di travolgere la città e la nostra provincia.
Una prospettiva che si muova nella direzione di un “patto per un progetto partecipato sulla città e sull’ospedale” e per una nuova gestione del territorio.

Livorno, 23 dicembre 2009

DOSSIER COMPLETO OSPEDALI E DINTORNI

RADIOGRAFIE ED ALTERNATIVE AD UN PROGRAMMA NATO MALE

Compendio

Nel documento le associazioni avverse alla decisione dell’Amministrazione di costruire un nuovo ospedale in lontana periferia, insieme alle introduzioni all’evoluzione nel tempo dell’assistenza sanitaria e alla partecipazione democratica, sintetizzano ed integrano le informazioni e le prese di posizione prevalentemente contrarie, fino alla recentissima del presidente della commissione sanità regionale Fabio Roggiolani, per motivi di metodo, disagio dell’utenza, oneri finanziari pesantissimi per il Comune e canalizzazione degli investimenti privati verso l’edilizia , snaturamento delle caratteristiche ambientali della località interessata e devitalizzazione della città storica, privatizzazione gestionale dei servizi pubblici; in quanto generalmente guidati da visioni ed interessi settoriali, contestano la supposta validità privilegiata delle opinioni degli addetti ai lavori; denunciano l’arretratezza culturale del mattone traino dell’economia e, in alternativa, sollecitano il consolidamento delle attività produttive e la ricerca di nuove modalità di sviluppo, che traggano alimento dalle tradizioni della città.

Indice

1°) Evoluzione dell’assistenza sanitaria
2°) Ragioni del Comune contro l’ospedale di viale Alfieri …
3°) … e le nostre a favore
4°) Descrizione del programma del Comune
5°) Costi e finanziamenti
6°) Risvolti urbanistici ed impatti negativi sull’economia cittadina e sul territorio
7°) Altro che città della partecipazione!
8°) Le tentazioni di Cosimi
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Il 4 ottobre, con un’intervista al principale quotidiano cittadino, il sindaco informava i Livornesi che il dado era tratto, la città avrebbe avuto un nuovo ospedale e lo avrebbe avuto in località Villa Serena sulle prime pendici di Montenero.

1°) EVOLUZIONE DELL’ASSISTENZA SANITARIA

Va premesso che il processo di aziendalizzazione ha in buona parte sottratto alle comunità locali la possibilità di partecipare alla gestione del sistema sanitario per affidarla a funzionari nominati dalla Regione. Inoltre nel caso specifico della ASL di Livorno siamo di fronte a un apparato dirigente composto da funzionari totalmente estranei al territorio.
Gli ambiti in cui la politica sanitaria viene decisa sono le “stanze dei bottoni” regionali e locali del partito di maggioranza e di varie lobby di potere, senza alcun dibattito pubblico e sulla base di criteri quasi esclusivi di opportunità politica.
Il dibattito sul nuovo ospedale deve quindi avere anche l’obiettivo di restituire ai livornesi la possibilità di essere protagonisti delle scelte decisive per un servizio pubblico fondamentale come la sanità.
Ma qual è il motivo fondamentale per cui viene promossa la costruzione del nuovo ospedale? E’ l’affermarsi del nuovo criterio organizzativo “per intensità di cure”, nel quale non esistono più i tradizionali “reparti” corrispondenti alle varie branche della medicina (oculistica, malattie infettive ecc.), ma tre grandi aree nelle quali i pazienti sono suddivisi in base alla complessità assistenziale della loro patologia: alta (terapie intensive e sub intensive), media (ricovero ordinario, day surgery), e bassa (day hospital, regime ambulatoriale).
Tutto ciò presuppone naturalmente il ripensamento dei criteri organizzativi finora adottati, impone un maggior coordinamento tra i professionisti (medici, infermieri) e la fine di quella logica in cui il “primario” era il padrone assoluto del proprio fortino.
Ma attenzione: l’ospedale per intensità di cure è soprattutto un ospedale che risponde a una logica di forte riduzione del numero e della durata dei ricoveri: in un documento di indirizzo della sanità toscana si legge che “il modello assistenziale per intensità di cure diventa uno strumento operativo necessario per governare il processo di riconversione di circa il 60% dell’attuale attività eseguita in ricovero ordinario verso il regime di trattamento di ricovero diurno e il regime ambulatoriale. (…) Esso costituisce il presupposto per la configurazione dell’ospedale per acuti, ovvero l’ospedale come risorsa estrema, da usare in caso di reale bisogno e per il tempo strettamente necessario”.
I posti letto in Ospedale passerebbero dagli attuali 600 a circa 450. La riduzione del numero e della durata dei ricoveri di per sé non è un fatto negativo, in quanto è ovvio che il paziente preferisca per quanto possibile trovarsi nella propria abitazione piuttosto che in un letto d’ospedale.
Ma innanzitutto bisogna rilevare che l’ex direttore Scura, appena cinque anni fa, dichiarava che all’Azienda sanitaria di Livorno mancavano 170 posti letto. La media di posti letto era secondo Scura di 3,3 ogni mille abitanti contro i 3,4 della media regionale. E’ una chiara dimostrazione di quanto le strategie di programmazione sanitaria in questi anni siano estremamente confuse, senza alcuna logica di lungo respiro e dettate più che altro dalla convenienza politica del momento.
E vi sono alcuni presupposti fondamentali perché questa riduzione non vada a detrimento di un’assistenza adeguata. Il primo è che esistano sul territorio quelle strutture che assicurano le prestazioni che l’ospedale non garantisce (ad esempio ospedale di comunità, hospice, centri sociosanitari, residenze sanitarie assistite) o che venga assicurata l’assistenza domiciliare ai pazienti non ricoverati o dimessi.
Ma non viene garantito nulla in merito alla costruzione di nuovi presidi (a parte il famoso distretto fantasma di Via del Levante), anzi verrebbe dismesso il pressoché intero patrimonio immobiliare dell’ASL che ospita attualmente i servizi amministrativi, di prevenzione e di salute mentale. Verrebbe anche abbattuta la RSA Pascoli, inaugurata pochi decenni fa, in una situazione di grave carenza di posti in case di riposo.
Per quanto riguarda l’assistenza domiciliare va ricordato che è in forte aumento la popolazione anziana e di conseguenza tutte quelle patologie che sono tipiche dell’età avanzata (es. Alzheimer). Oggi le famiglie sopportano un carico notevole per l’assistenza dei loro cari, perché il servizio sanitario pubblico non garantisce ad esempio il tipo di presenza continua che può offrire una cd badante. Tutto viene rinviato alla costituzione della cosiddetta Società della Salute come se la semplice costituzione di un nuovo soggetto gestore possa risolvere i gravi problemi di risorse per questi settori assistenziali, nei quali anzi si assiste ormai da tempo a una forte e progressiva riduzione delle risorse.
Inoltre, con la diminuzione dei posti letto, quali garanzie ci sono per il mantenimento degli attuali livelli occupazionali? Il timore è che si riduca gradualmente il numero degli operatori sanitari dipendenti per aumentare magari l’ambito dei servizi gestiti da cooperative esterne, con personale meno costoso ma anche meno preparato e con condizioni di lavoro precarie, cosa che si riflette direttamente e negativamente anche sulla qualità dell’assistenza al paziente.

2°) RAGIONI DEL COMUNE CONTRO L’OSPEDALE DI VIALE ALFIERI…

Facciamo riferimento all’occhiello con il quale Il Tirreno ha sintetizzato il 31 ottobre in 13 punti, le argomentazioni del documento congiunto Comune-ASL “Un presidio ospedaliero per Livorno, ipotesi a confronto”, raggruppate qui sotto con omissione delle supposte deficienze funzionali non rimediabili, trattate nel capitolo successivo.
1) Rischio allagamento L’ospedale è ben lontano dalle zone a rischio di esondazione indicate nella planimetria pubblicata dal Tirreno lo stesso giorno. Ci sarà al più qualche problema di fognatura
2) Prossimità a strade di grande traffico, inaccessibilità a ovest Dov’è il problema?
3) Qualità dell’aria Quali sono i risultati delle misurazioni? Evidentemente non devono essere stati disastrosi se si pensa di trasferirvi gli anziani da Montenero.
4) Accesso veicolare al Pronto Soccorso Può essere migliorato con il suo spostamento di qualche metro più avanti in via Gramsci ed il passo automatico delle ambulanze.
5) Parcheggi inadeguati, mancanza di aree di riserva Il Comune dov’era quando è stato eliminato il parcheggio nello spartitraffico di viale Alfieri? Non è vero che “ogni eventuale ampliamento deve essere correlato alla demolizione di altre strutture”.Per entrambe l’esigenze gli spazi possono essere reperiti nei capannoni di via della Meridiana e negli uffici adiacenti (50-60 ambienti) dell’ex-Pirelli.
6) Vincoli monumentali Il problema si porrebbe ancor di più con i cambi di destinazione di uso.
7) Costi per la conservazione degli immobili, la gestione e gli adeguamenti degli standard ” Il 26 novembre a Telegranducato il sindaco, al quale deve essere pervenuto qualche promemoria sui costi per il rinnovo della viabilità, ha sostenuto che i lavori di adeguamento stradale dovrebbero comunque essere eseguiti anche se a Montenero non si costruisse l’ospedale. Molto scettici su tale asserzione, noi continuiamo a ritenere che i costi di conservazione e di adattamento dell’ospedale attuale devono essere confrontati con il costi di progettazione, appalto ed edificazione del nuovo maggiorati dalle nuove infrastrutture, non solo viarie, occorrenti e dalla duplice sistemazione (provvisoria e finale) delle RSA Pascoli e Villa Serena. Tra le argomentazioni portate dal Comune c’è una vera amenità: “Con la ristrutturazione si rischia (!!) di sostenere spese superiori a quelle derivanti dalla costruzione ex-novo e con un rischio di imprevisti enormemente superiore”. Ma va là! Lo stravolgimento di tutte le strutture sanitarie e della viabilità cittadine potrebbe comportare meno imprevisti e meno costi dei soli lavori di ristrutturazione in viale Alfieri?

Pur considerati i punti di sofferenza della vetustà della struttura e dei continui interventi di manutenzione con alcune problematiche di ordine sismico, per prospettare questo quadro di negatività per la sede di viale Alfieri il Comune ha dovuto ribaltare le conclusioni cui era pervenuto il documento Comune-ASL citato all’inizio del capitolo:
a) la posizione dell’ “attuale ospedale è sicuramente baricentrica rispetto al bacino di utenza e facilmente raggiungibile dai mezzi pubblici. L’impianto distributivo dei padiglioni ben distanziati tra loro .. ed intercalati da spazi a verde favorisce un buon soleggiamento e ventilazione e confina con il parco pubblico Sandro Pertini ”;
b).” l’attuale presidio Ospedaliero, inserito nel contesto urbano della città, è facilmente raggiungibile dalla stazione che favorisce l’accessibilità all’utenza extra cittadina”;
c ) è realizabile “la costruzione di un silos parcheggio della capienza di 1500 posti” in via della Meridiana;
d) era stata ipotizzata “all’interno dell’attuale presidio Ospedaliero la demolizione di tre padiglioni (IV-V-VI) e la ricostruzione di un sistema di tre edifici in corpo quintuplo per 450 posti-letto di degenza in quanto l’area è disponibile e ben circoscritta rispetto a tutte le attività sanitarie”;
e) “nel complesso l’ubicazione rappresenta un buon compromesso tra inserimento urbanistico e qualità ambientale”;
f) “il complesso ospedaliero è correttamente alimentato e servito da idonee infrastrutture impiantistiche ed è in previsione … la rete di teleriscaldamento per utenze pubbliche nelle immediate vicinanze”.
Le conclusioni, tirate da tali premesse, sono allucinanti. Si afferma che al di là delle considerazioni tecniche ( come dire:”tutto quello che vi si è detto finora non serve a nulla perché facciamo comunque cosa ci pare”), “tenuto conto del rapporto costi-benefici … pur rilevando il maggior costo della nuova struttura…. la costruzione di un nuovo ospedale sia da ritenersi vantaggiosa” (!!).

3°)… E LE NOSTRE A FAVORE

Che cosa opponiamo alla evidente strumentalità di tali asserzioni?
Senza un progetto chiaro subentrano fondati timori della distruzione, per l’ennesima volta, della storia urbanistica di Livorno, come per la Dogana D’Acqua, la Stazione Leopolda, le Terme del Corallo, l’Odeon.
A Livorno l’architettura “moderna” ha il volto dell’architetto Ghino Venturi, progettista dell’ospedale realizzato tra l’autunno del ’29 e l’ottobre del’31 nel linguaggio architettonico protorazionalista, che richiama le architetture del francese Michel Roux-Spitz e i padiglioni costruiti per l’Esposizione di Torino del 1928.
All’epoca, ed è opinabile che sia completamente superata oggi, l’organizzazione spaziale e funzionale del complesso era ritenuta la più rispondente alle esigenze ospedaliere: il sistema a padiglioni, i fabbricati specializzati raggruppati per tipi di servizi, un passaggio esterno che assicura il collegamento tra questi e i servizi generali. Innovativo il sistema distributivo imperniato su un collegamento a più livelli, con un “ maestoso portico a colonne ottagone” chiuso da ampie vetrate; tutto quanto che da pazienti o visitatori abbiamo imparato ad apprezzare ed ha lenito timori e sofferenze.
Perché abbandonare la struttura del Venturi? Non è possibile adattarla alle nuove esigenze? Per la stupida affermazione che un ospedale deve essere rifatto ogni 20 anni? Non assicurerebbe invece maggior flessibilità di funzioni rispetto al rigido impianto del nuovo progetto?
A tal fine avanziamo qui un’ipotesi progettuale. Nella più volte citata relazione Comune-ASL di confronto fra le due soluzioni è prospettata la demolizione dei padiglioni IV, V, VI, sulla cui area, oltre una piastra sotterranea con funzioni di “servizio e logistica”, dovrebbero risorgere tre edifici ad alta densità edilizia per ospitare tutti i futuri posti-letto dell’ospedale; scelta in contrasto con le salvaguardie di legge per gli edifici storici.
Una primissima esemplificazione di ricucitura progettuale ha rilevato la possibilità di ricavare, per ciascun piano del V° padiglione, 33-35 posti in stanze da due letti dotati di servizi propri (ma non scarteremmo l’ipotesi di stanze a quattro letti forse preferibili, per i malati non gravi, alle stanze due letti) e quindi di 100 letti per l’intero padiglione. I circa 500 posti programmati nel nuovo ospedale potrebbero essere ritagliati senza alcuna demolizione nei padiglioni dal II° al VI° tutti eccellentemente collegati al centro operatorio dai porticati vetrati del primo piano. Invitiamo le Amministrazioni a non sottrarsi ad un confronto su tale soluzione e ad altre analoghe nel presidio di viale Alfieri.

4°) DESCRIZIONE DEL PROGRAMMA DEL COMUNE

Mettendo insieme fonti diverse, fra le quali il Forum di Telegranducato del 26 novembre, si è arrivati a sapere che il nuovo complesso ospedaliero sarà realizzato sull’area dove si trova l’attuale sede del Pascoli, previa sua demolizione; sarà costituito da una piastra a più piani di raccordo fra alcuni corpi di fabbrica (quanti?) di quattro metri più alti del Pascoli ed avrà 440 posti letto più 47 posti letto tecnici, auditorium, area di ricerca, centro direzionale. Lungo l’Aurelia saranno realizzati due parcheggi a gradinate per un totale di1600 posti auto con salvaguardia delle alberature attuali, il megaparcheggio rivelando le difficoltà di collegamento con i mezzi pubblici dell’area.
Le questioni della viabilità sono state egregiamente sintetizzate in un editoriale del direttore del Tirreno: “Un nodo sul quale l’Amministrazione si è presentata complessivamente impreparata. Limitandosi ad allegare ai primi atti poco più che qualche schizzo fatto su una mappa presa da Google. Per poi andare avanti con un accavallarsi di esternazioni, cavalcavia, anzi no sottovia, terza corsia della variante (intervista del 12 novembre Bruno Picchi, assessore delegato al Marketing territoriale) anzi no solo qualche suo ampliamento.”
Per far posto all’erigendo ospedale si renderanno necessarie nuove sistemazioni agli anziani autosufficienti e no delle RSA del Pascoli e di Villa Serena , che saranno ricavate in padiglioni dell’ospedale di viale Alfieri insieme alla nuova struttura dell’ospedale di comunità per i lungo-degenti.
Non è chiaro invece il destino del poliambulatorio e dei consultori decentrati, né è affrontata la questione di quante saranno le stanze a pagamento: sono quelle indicate in 47 come posti tecnici, il cui numero potrebbe essere incrementato per far fronte agli impegni del Project Financing?
Pare di capire che è in fase di gestazione pure l’equipe tecnica di sostegno: per il Comune il geologo Gonnelli e l’ing. Gianfranco Chetoni, per l’ASL l’ing Rinaldo Giambastiani, nominato consulente esterno dopo le dimissioni da direttore tecnico dell’ASL 6 ed il suo sostituito nella carica, l’arch. Icilio Lanini, ed i primari Viti e Ceccarini. Sulle cui opinioni è legittimo far pendere il sospetto di visione ed interessi settoriali, se si arriva a sostenere, come è stato fatto nel Forum del 26 novembre, che l’area scelta fra le sei selezionate è la migliore per stabilità geologica, idrogeologica e, addirittura, sismica; indicazione preziosa per i residenti nei pressi, in caso di terremoto

5°) COSTI E FINANZIAMENTI

Se solo qualche settimana fa l’assessore Bruno Picchi delegato al marketing territoriale, nella cui denominazione sembrerebbe essersi introdotto un lapsus freudiano, poteva improvvisare una bagattella, come l’ipotesi della terza corsia della Variante Aurelia fra gli svincoli di Livorno sud e Montenero, si ha motivo di ritenere che il calcolo dei costi sia ancora molto sommario. E fra gli oneri aggiuntivi derivanti dalla scelta di Montenero ci sono quelli, niente affatto trascurabili, di trasferimento del Pascoli e di Villa Serena necessariamente con una soluzione intermedia prima che si liberino i padiglioni di viale Alfieri, destinazione programmata dal Comune. Devono essere inoltre ritenuti a tutti gli effetti concorrenti ai costi di delocalizzazione anche i lavori di ristrutturazione in corso all’ospedale di Viale Alfieri da eseguire comunque attesi i tempi occorrenti per il trasferimento.
Nel Forum di Telegranducato, per la copertura finanziaria il sindaco ha messo in evidenza solo il finanziamento regionale ed i proventi delle alienazioni di proprietà comunali e dell’ASL certamente gonfiati ottimisticamente quando si pensi che il 4 ottobre, proprio il giorno del lancio dell’operazione mediatica, il Tirreno dava notizia delle difficoltà del mercato immobiliare cittadino e della valanga di proprietà immobiliari in elenco per essere vendute tramite asta giudiziaria. Non è questa una circostanza che dovrebbero far riflettere il partito del mattone?
Tuttavia, i dati ufficiali in euro per la sola costruzione sono indicati nel prospetto sottostante:
-fondo di rotazione della Regione 130.000.000
- mutuo 30.000.000
-project financing 67.979.405
totale 227.979.045
totale che non tiene conto di arredi ed attrezzature sanitarie.
l Project Fincing, in questo progetto quasi un terzo del totale, vengono finanziati con il ricorso ai privati, ai quali in cambio viene garantita la scelta dell’esecutore dei lavori, chiamato “general contractor” e la concessione della gestione dei servizi. Si parla in particolare dei servizi non sanitari (mense, bar, ristorante, edicola, parcheggi ecc.), ma in alcune realtà del Nord (Mestre) il privato ha ottenuto la concessione anche per servizi sanitari (radiologia). E’ facile prevedere che, essendo inamovibile e senza concorrenti, i privati potrebbe gestire i servizi senza alcun rispetto per le esigenze del pubblico e alcun riguardo per la qualità. come stanno dimostrando altre disastrose privatizzazioni (ASA).
C’è poi il mutuo da contrarre dell’importo di 30 milioni di euro. Rispetto al bilancio complessivo annuo del Comune di circa 180 milioni di euro quale percentuale rappresenterà l’onere dei rimborsi per i cittadini?
Infine non è sicuro che non si debba ricorrere all’acquisizione di alcune proprietà private intercluse nel perimetro dell’area interessata a Montenero.

6°) RISVOLTI URBANISTICI ED IMPATTI NEGATIVI SULL’ECONOMIA CITTADINA E SUL TERRITORIO

Crediamo che sia del tutto evidente che il nuovo ospedale e il cambiamento d’uso dell’attuale sede ospedaliera, il rimescolamento dei presidi sanitari esistenti e l’introduzione della struttura del tutto innovativa dell’ospedale di comunità siano da considerare, per la città e non solo, un grande intervento con certi e rilevanti impatti di natura ambientale, territoriale, sociale ed economica e dunque pare assai grave la disinvoltura con cui lo si sottrae alla pianificazione generale anticipando l’intervento di delocalizzazione rispetto allo studio del nuovo Piano Strutturale.
Innanzitutto la zona dove nascerà l’ospedale è al confine con aree in cui è prevista la riqualificazione ambientale, la conservazione e valorizzazione dei corridoi ecologici tra la fascia verde collinare e quella costiera. La grande infrastruttura prevista e soprattutto tutte le opere connesse avranno interferenze pesanti con le delicate aree limitrofe, determinando non un miglioramento della qualità della vita, ma un peggioramento della qualità dell’ambiente.Va sottolineata l’importanza, come decisamente sostiene anche il WWF Livorno, di mantenere un limite all’espansione della città preservando una fascia di territorio-cuscinetto tra le aree urbane e quelle collinari e di mantenere intatte le poche aree verdi presenti, spesso ex-agricole e pede-collinari, che invece sono già state inglobate nel perimetro urbano, come nel caso di Salviano 2 e del Nuovo Centro.
Riteniamo opportuno che sia realizzata una Valutazione di Impatto ambientale che tenga conto degli intensi flussi di traffico generati, degli impatti della nuova viabilità e degli estesi parcheggi e che valuti la fragilità del territorio che ricade in un’area delimitata da due corsi d’acqua e da aree a pericolosità franosa. I danni potenziali per l’arrivo di volumi e svincoli faraonici intorno alla chiesa dell’Apparizione sono stati un argomento ricorrente nelle ultime settimane di dibattito e minacciano di rinnovare lo sconcio dello svincolo della Variante Aurelia alle falesie di Antignano,
sperando che nessuno ardisca presentarli come apprezzabili segni di progresso tecnologico.
La delocalizzazione dell’ospedale riafferma gli indirizzi urbanistici negativi in atto di rarefazione dei servizi nel centro con decadenza della qualità urbana e della sicurezza (per la rarefazione delle presenze degli utenti) e con impedimento alla fruizione delle fasce più deboli dei cittadini.
Sotto il profilo finanziario, l’allocazione di tante risorse proprie, originato dal carosello degli spostamenti dei servizi socio-sanitari e dalle nuove infrastrutture , impedirebbe al Comune il rilancio di promozioni come quelle turistiche, sulle quali torneremo presto in un successivo documento, mentre il ricorso al project financing apre alla privatizzazione di parti significative di servizio pubblico.
Infine, l’ulteriore stimolazione all’investimento dei capitali privati in nuove edificazioni, che sarebbe indotta dalla messa a disposizione di buona parte dell’ospedale di viale Alfieri per costruirvi uffici e residenze, non è affatto un obiettivo auspicabile e porta all’abbandono e degrado della città storica. E’ questa una piaga nazionale se persino la città di Milano -capitale produttiva del Paese ed in più assediata dall’inquinamento- otto anni fa autorizzò la sopraelevazione di un piano degli edifici in tutto il territorio comunale; ma ciò non sottrae la giunta di centro-sinistra al dovere di cercare vie alternative.

7°) ALTRO CHE CITTA’ DELLA PARTECIPAZIONE!

Neppure per il progetto del nuovo ospedale, punta di iceberg della sanità, cioè della salute dei cittadini e quindi bene comune primario ed assoluto, il governo locale ha ritenuto opportuno invertire la rotta.
“All’improvviso si è messa in moto la macchina per costruire il nuovo ospedale. Niente grandi assemblee né affollati consigli comunali. Un veloce passaggio nella riunione di capigruppo consiliari e, poco dopo, giro di telefonate ai giornalisti per la conferenza stampa tenuta insieme ai vertici ASL. In poche ore una scelta strategica per la città è stata messa in pista” (il Tirreno, 1 ottobre). Sono parole del caporedattore de il Tirreno Andrea Lazzeri- il giorno dopo la “notizia” - che pur mostrando palesemente di apprezzare la decisione e il progetto (“grande occasione per ripensare la città”) sottolinea la rapidità e l’unilateralità della decisione.
Certo, non un fulmine a ciel sereno, visto che l’idea era già stata avanzata, seppur timidamente e cautamente, nella recente campagna elettorale (dove spesso l’argomento era dimenticato ed ignorato) e inserita nel programma di mandato di Cosimi (ben 9 righe, generiche e superficiali, contenute nel capitoletto del riassetto sanitario e tutt’altro che messe in evidenza all’interno di un documento complessivo di 30 pagine) .
Il “modello Livorno”, o meglio la variante livornese di un modello di “democrazia degli eletti” che opera come il ligio Consiglio di Ammministrazione di un’area economica trasversale,
è caratterizzato dalle decisioni di assoluto rilievo per le collettività che vengono rivelate “all’improvviso”, solitamente a mezzo di ricostruzioni giornalistiche e mai da comunicazioni formali di avvio di procedimento, senza che i normali cittadini –mediamente informati- siano in grado di dire quando e dove si sia svolto un serio processo partecipativo, senza che esista una documentazione istruttoria pubblica, senza che la comunità sia al centro della discussione e della scelta definitiva anche attraverso strumenti di democrazia diretta.
E’ così che sempre di piu’ si tenta di imporre, in modo sostanzialmente non democratico scelte irreversibili ai territori ed alla collettività: autostrade, inceneritori, stadi ed ospedali, rigassificatori (per questi ultimi a Livorno sono stati negati i diritti della partecipazione e della trasparenza, come denunciati anche dalla sentenza del TAR nel luglio 2008),. Quante e quali di esse rispondono a criteri di effettivo interesse generale? Mai lo sapremo, non sussistendo quasi mai agli atti le risultanze di un serio processo istruttorio pubblico e pubblicizzato, basato sulla partecipazione e decisione popolare.
Il secondo mandato Cosimi, dopo i tanti problemi estivi, mette in campo una scelta che consolida ormai il trend di oltre un decennio, con un chiaro e netto sbilanciamento a favore degli organi esecutivi a scapito degli organi assembleari e partecipativi.
Cosimi e i suoi continuano a dirci che in realtà tale scelta è frutto di condivisione, confronto ed è maturata dopo mesi di riflessioni. Quindi ormai non è giustificato continuare a parlare, confrontarsi, dibattere. Anzi, queste pratiche sono viste come impedimento ed ostacolo alla velocità e alla fretta con cui si vuole arrivare ad “ufficializzare” la decisione, pena – ricatto patetico – la perdita del finanziamento regionale (ipotesi smentita dal presidente della Commissione Regionale della Sanità – il Tirreno 30 novembre). Ed ecco la “discesa in campo” di primari ospedalieri (su tutti quelli in “quota” PD) e del principale quotidiano locale a difendere tale scelta e a criticare gli indugi e le “perdite di tempo”.
Di quanto la modalità prescelta sia ben poco partecipata ci è arrivata conferma (il Tirreno, 19 novembre) pure dal sindaco di Collesalvetti, Bacci, che si lamenta di essere stato escluso dal dibattito, gettando ulteriori ombre sul piano sanitario complessivo (Area Vasta?) e dal capogruppo consiliare di Sinistra e Libertà e presidente della Settima Commissione Lamberto Giannini (il Tirreno, 18 novembre).
Ma la stessa mancanza di un minimo di confronto e di percorso partecipato è stata denunciata, oltre che dalle realtà che hanno aderito e preparato questo documento, in particolare dai lavoratori del FIALS (principale sindacato nella sanità), dal Tribunale dei Diritti del Malato da tutti i partiti dell’opposizione (da sinistra e da destra) e persino della maggioranza (Sinistra e Libertà) e da moltissimi cittadini (alcuni dei quali hanno costituito un Comitato “Livorno dice NO ad un Ospedale fuori luogo”).

8°) LE TENTAZIONI DI COSIMI

Accolta subito con ostilità e diffidenza a causa della megalomania dell’operazione, che si è tentato di delimitare come nuova sede dell’ospedale mentre in realtà è una rivoluzione generale dei servizi socio-sanitari della città e della mobilità cittadina, la progettazione della nuova sede ha seguito un metodo impositivo: gli studi del Comune, dell’ASL e dell’agenzia veneta Pettinelli, che avrebbero dovuto al più costituire i preliminari per il dibattito pubblico, sono stati assunti come decisioni definitive e sono state partecipati ai cittadini e ai partiti di opposizione non nelle sedi istituzionali ma attraverso la stampa.
In un sol colpo sono stati disattesi i solenni impegni per la partecipazione democratica e sono state vanificatele leggi regionali di pianificazione e le funzioni dei Piani Strutturali di cornice programmatica, inoltre si è fatto ricorso a una fortissima pressione (“se non accettate subito e alla cieca, farete perdere i finanziamenti regionali”) contro quanti vorrebbero accertare se esiste un impiego più produttivo dei finanziamenti.
Se l’obiettivo principale dell’Amministrazione avesse coinciso con quello dichiarato di potenziare l’assistenza sanitaria e sanarne i difetti accertati, tutte le fasi del procedimento dovevano essere pubblicizzate ed anzi dovevano avere convalidazione attraverso la consultazione popolare. La differente condotta del sindaco aveva, quindi, ben motivato il sospetto che la molla dell’operazione doveva essere ricercata altrove, in coincidenza con “il mattone volano dell’economia” del governo nazionale come attestato dal consenso immediato del consigliere comunale PDL Taradash alla nuova edificazione con distinguo solo sulla localizzazione.
Ma siamo passati dal sospetto alla certezza, quando quel “Se dovesse rendersi necessario, ne parleremo più avanti” (proferito dal Sindaco nell’intervista del 4 ottobre dopo aver negato”l’ idea di realizzare immobili nell’area dell’attuale ospedale” ) si è materializzato sul Tirreno, solo cinque settimane dopo, in una dettagliata planimetria che descrive demolizioni su più di un terzo dell’area dell’ospedale per edificarvi residenze ed uffici (beninteso, senza superare le volumetrie preesistenti!) ed ha assunto i connotati di un programma a largo raggio il 22 dicembre con l’intervento sul Tirreno di Massimo Paoli, dichiarato estimatore del Sindaco: “con la scelta di costruire l’ospedale noi abbiamo fissato un vincolo che ci costringe a pensare e realizzare una nuova grande città…nuova viabilità, nuovi assetti e nuovi equilibri urbanistico-demo-socio-economici”.
Accanto a questo ordine di ragioni, avverse alla edificazione ex-novo, c’è da temere la soggezione alle grandi capacità di pressione di lobby e agenzie di progettazione come la Pettinelli, che promettendo ospedali chiavi in mano, (per esse di maggior resa economica in quanto progetti standard di caratteristiche già sperimentate e di maggiori parcelle professionali in relazione ai maggiori costi finali dell’opera) sollevano gli enti pubblici dalle fatiche di iter amministrativi estremamente complessi e li ammaliano con un’impronta di modernità, di efficienza.
Su queste materie gravide di conseguenze per il futuro della città ai nostri associati sarebbe piaciuto assumere toni di pacato confronto anche in considerazione della gravità degli scontri con Lega e PdL in atto a livello nazionale su economia e legalità. Ma le scelte platealmente finalizzate al sostegno dell’edificazione comunque e dovunque senza riguardo per gli equilibri territoriali e per impieghi diversamente utili dei capitali locali ed –aggiungiamo- l’ostentazione di decisionismo del sindaco, dopo il primo mandato alquanto incolore, ci hanno spinto ad abbandonare posizioni di neutralità sui pro ed i contro e ad esibire una forte diffidenza verso il progetto, pur mantenendo in forma dubitativa molte nostre obiezioni.

Per i motivi esposti siamo contrari all’edificazione di un nuovo ospedale al di fuori del perimetro dell’attuale presidio di Viale Alfieri. Dopo anni di cementificazione indiscriminata, la città non può sopportare altre operazioni di grande portata, che snaturino il territorio e riducano ulteriormente le residue aree a verde decorativo e produttivo.
Riteniamo che nella sanità sia giunto il momento di ritornare ai principi ispiratori della riforma del 1978, -e ne è prova il pullulare di scandali- a una gestione democratica e partecipata dei servizi, a una logica di integrazione tra prevenzione e assistenza e tra servizi ospedalieri e territoriali: il dibattito sul nuovo ospedale può essere per i livornesi un’occasione per ritornare protagonisti di decisioni importanti per la loro vita e la loro salute, decisioni che oggi sono riservate a una ristretta cerchia di funzionari.
Tali indirizzi devono conseguire, come obiettivo prioritario, di utilizzare le risorse pubbliche per salvaguardare la salute dei soggetti più deboli, come gli anziani, le donne, i bambini e gli immigrati, e di valorizzare professionalità oggi mortificate da un sistema dirigistico e clientelare.
E’ necessario anche imporre forme di democrazia diretta (sopralluoghi sui siti, referendum, assemblee popolari e di quartiere), che consentano una reale partecipazione e contrastino l’egemonia di un ceto politico sempre più autoreferenziale e gli interessi, spesso oscuri, di gruppi di potere trasversali.
Per raggiungere questi obiettivi auspichiamo che i soggetti portatori di interessi collettivi (associazioni di volontariato e tutela, sindacati e associazioni di categoria, istituti di credito e loro fondazioni, organizzazioni politiche, media indipendenti, centri sociali ) contribuiscano a definire un modello di sviluppo sostenibile della città, tutto il contrario di quanto è stato recentemente affermato “che non è tempo di grandi svolte culturali in grado di segnare nella coscienza collettiva livornese un diverso uso della città” ; un progetto che consegni definitivamente alla storia la politica del mattone e sappia dare risposte concrete a una crisi economica minacciosa per i ceti popolari della città e della nostra provincia.

23 dicembre 2009

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1 Commento a “DOSSIER “PARTECIPATO” SUL NUOVO OSPEDALE”

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    Essendo uno dei promotori e coordinatori del gruppo di lavoro che ha elaborato questo dossier tengo a sottolineare che è frutto di un percorso partecipato dal basso che ha coinvolto associazioni e singoli cittadini che hanno condiviso inizialmente soprattutto l’indignazione verso una decisione così importante e delicata “calata” dall’alto. E sia chiaro che nessuno di noi può essere tacciato di simpatie destrorse. Troppo facile e banale cavalcare per l’ennesima volta la paura berlusconiana e della destra, identificando sempre in questo modo tutti coloro che non condividono le scelte e la gestione del territorio da parte del governo locale. Stefano Romboli

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