Ospedale: operazione “prendi i soldi e scappa”
Ancora una volta leggiamo sulle colonne de il Tirreno l’ennesima “difesa” d’ufficio relativa al progetto del nuovo ospedale. Stavolta, dopo gli interventi dei principali protagonisti di una operazione blindata e verticistica e dei primari in quota PD, ecco la volta di Massimo Paoli, ormai economista “ufficiale” della nomenclatura del governo locale.
Un intervento curioso e in parte chiarificatore quello di Paoli, che ancora una volta consolida l’impressione che il progetto del nuovo ospedale non abbia quasi nulla a che vedere con le esigenze socio sanitarie e le reali esigenze dei cittadini.
Un progetto funzionale, questo ci dice in sintesi l’economista, al modello di sviluppo in essere e soprattutto ai nuovi indirizzi e criteri della sanità regionale. Paoli infatti confessa candidamente che nell’ottica di razionalizzazione sanitaria “bisogna ridurre gli ospedali regionali a tre, Firenze, Pisa e Siena, trasformando gli altri in moderni presidi multifunzionali, anche avanzati, ma non completi”.
Quindi si ammette che esistono concrete possibilità di avere – quando? - un nuovo e moderno complesso ospedaliero ma senza garantire un quadro completo di prestazioni e servizi.
Ma soprattutto si evidenzia come la necessità – e la velocità che sta caratterizzando l’intero iter – del nuovo ospedale sia generata solo ed esclusivamente dalle sirene dei soldi a pioggia previste dalla regione. Paoli tratta l’argomento “finanziario” con superficialità ed approssimazione, in quanto il contributo della regione non basterà a coprire come sostiene l’80 % della spesa complessiva, visto che si parla sì di 130 milioni di euro dati dalla Regione Toscana, ma trascura il fatto che ai 228 milioni di euro previsti per l’intero progetto vanno aggiunti gli arredi (9 milioni), le attrezzature sanitarie (22 milioni) e l’Iva (6 milioni) e poi ci sarebbe pure il problema della viabilità……
Certo il nostro dotto economista non poteva prevedere che sullo stesso quotidiano lo stesso giorno in cui è uscito il suo contributo ci fosse spazio per lo “scandalo” Corea (l’assessore Bruno Picchi che proclama che fra circa 2 anni saranno pronti i “nuovi” alloggi popolari che gli abitanti di Corea
aspettano dal 1998….) e quello relativo al progetto di realizzazione di una bretella che finalmente permetterà l’apertura del distretto sanitario di Salviano (da anni abbandonato e mai utilizzato).
Due esempi, fra i tanti, di una pessima gestione del territorio e dell’incapacità di mantenere promesse e soddisfare esigenze primarie per la cittadinanza e che dovrebbero indurre a valutare con cautela e prudenza un progetto come questo dell’ospedale destinato a coinvolgere e sconvolgere gli aspetti urbanistici e territoriali dell’intera città.
Frutto sia delle “difficoltà” del governo locale di governare il cambiamento sia di quel modello di sviluppo che Paoli non solo difende ma di cui continua a tesserne le lodi, da buon economista.
Forse anche per questo, oltre al fatto di essere “portavoce” del PD locale in tema di economia scrive nel suo articolo che “Livorno sta conoscendo un momento di RARA difficoltà”. Una affermazione piuttosto coraggiosa ed imprudente, visto che a Livorno appare più sensato parlare di depressione sistemica che va ben oltre la crisi nazionale e globale.
Ammesso poi che abbia senso parlare di crisi visto che i momenti di difficoltà sembrano ormai costanti e fisiologici all’interno di questo modello di sviluppo che quasi mai viene seriamente messo in discussione da chi comunque governa e gestisce il potere dal livello locale a quello nazionale, da destra come da sinistra. E soprattutto con l’incapacità generale di offrire soluzione e proposte alternative, tutti appassionatamente vincolati a quei criteri di sviluppo e di crescita per cui risultano necessarie le realizzazioni di opere come il TAV, i rigassificatori, gli inceneritori, gli impianti nucleari, le autostrade e i ponti di Messina.
Un modello ben poco virtuoso, quello in essere dal “sistema livornese” e non solo, dove si continua a prendere decisioni calate dall’alto, presupponendo una comunità costituita da sudditi distratti e indifferenti, tenuti in scacco da “sultani illuminati” e dalle facoltà magiche.
Stefano Romboli Verdi Livorno Livorno Libera



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