Elezioni regionali del 2010: il rischio di Consiglio Regionale monopolizzato da 2 sole forze
Le elezioni regionali del marzo 2010 incombono, nell’indifferenza generale dei cittadini. Pochi hanno evidenziato la portata antidemocratica di una legge elettorale regionale che, pur nuova di zecca, nega l’elementare diritto del cittadino all’espressione di una preferenza nominativa nel quadro del voto di lista oppure oltre il voto di lista.
Paragonandola alla legge elettorale nazionale –il “porcellum”, secondo la definizione di Calderoli- il neosindaco di Firenze l’ha definita, toscanamente, un “cinghialum”, cioè un’aberrazione.
Questo per dire che entrambe le leggi elettorali, pur espressione di una Destra e di una “Sinistra”, concordano su di una linea di sostanziale restringimento della sovranità dei cittadini nella scelta dei loro rappresentanti.
Avremo un’assemblea elettiva regionale di “nominati”, espressione di “caminetti” e segreterie di partito.
Piu’ che di elezioni, si tratterà di una ratifica, di un plebiscito rispetto a liste bloccate (gli eletti diverranno tali non in base al numero delle preferenze individuali raccolte, ma in base al numero delle loro posizione nella lista).
A 6 mesi dal voto, inoltre, neppure è chiara quale sarà la collocazione (governo, opposizione, “opposizione di sua maestà”) di alcune delle forze che attualmente governano insieme al PD.
Nonostante una legge elettorale che mira –con la novella della soglia di sbarramento al 4%- ad escluderle dall’assemblea oppure a “digerirle” e “normalizzarle”, esse hanno espresso sull’ultima Giunta un giudizio che –paradossalmente- è “sostanzialmente positivo”.
Eppure, l’assemblea elettiva regionale è –e sempre piu’ sarà nel processo di regionalizzazione della Repubblica- uno snodo decisivo per la codecisione di questioni locali (inceneritori, qualità dell’aria, lotta agli inquinamenti, accountability in senso lato, meccanismi di nomina di primari e direttori di aziende sanitarie locali, per non citarne che alcune) .
Il rischio è quello insomma di un’estensione del “modello livorno” (un modello in negativo, beninteso) nelle sedi codecisorie della Giunta e del Consiglio Regionali.
Il “modello Livorno” è presto detto: è quello di decisioni di assoluto rilievo per le collettività che vengono rivelate alla collettività “all’improvviso”, solitamente a mezzo di ricostruzioni giornalistiche e mai da comunicazioni formali di avvio di procedimento, senza i normali cittadini –mediamente informati- siano in grado di dire quando e dove si sia svolto un serio processo partecipativo, senza che esista una documentazione istruttoria pubblica, senza che le comunità siano al centro della discussione e della scelta definitiva-attraverso strumenti di democrazia diretta.
La nuova legge regionale sulla partecipazione delle collettività alle scelte degli organi elettivi ed esecutivi prevede la possibilità (purtroppo, non l’obbligo) che gli organi citati –prima dell’apertura del procedimento decisorio vero e proprio (quello per una opera pubblica, ad esempio)- aprano un processo partecipativo. Quasi mai o mai accade.
E’ così che sempre di piu’ si tenta di imporre, in modo sostanzialmente non democratico, ad opera di oligarchi e notabili, scelte irreversibili ai territori ed alla collettività: autostrade, inceneritori, stadi ed ospedali. Quante e quali di esse rispondono a criteri di effettivo interesse generale? Mai lo sapremo, non susssistendo quasi mai agli atti le risultanze di un serio processo istruttorio pubblico e pubblicizzato, basato sulla partecipazione e decisione popolare tramite referendum vincolante.
Ovviamente, non esiste un “modello Livorno”, bensì la variante livornese (un po’ piu’ naif, raffazzonata, stracciona, palmare nei suoi collegamenti con i poteri forti) di un modello di “democrazia degli eletti” che opera come il ligio CDA di un’area economica trasversale, in ogni senso, che ha da tempo individuato nei beni e nei servizi pubblici l’ultima terra vergine da arare.
Ne è complice il quadro di degrado civile, dunque culturale, in cui primeggia Livorno tra le toscane, e che rappresenta il frame, la cornice, il sottobosco in cui si rende meno stridente l’assalto alla diligenza dell’urbanistica rispettosa dell’interesse generale, del controllo delle emissioni inquinanti, del controllo stretto e generalizzato di tipo OPA (online public access) degli appalti e delle occasioni di spesa del danaro pubblico.
Livorno Libera assieme a Perunaltracittà: verso un network regionale?
Livorno Libera a Livorno e Perunaltracittà a Firenze sono riuscite, nelle rispettive scadenze elettorali amministrative, a rappresentare credibilmente un’alternativa politica a sistemi politici locali dove “tutto si tiene”. Dove gli “affari” sono suggeriti agli eletti e da questi trasversalmente acconsentiti e blindati con procedure che tagliano fuori partecipazione e controllo popolare.
Né si interrompe qui la lista dei soggetti politici che, prendendo a riferimento interessi collettivi locali generali e dunque meritori ma tristemente privi di rappresentanza (su tutti la salute nel suo rapporto con gli inceneritori), hanno scelto di autorappresentarsi all’interno del panorama toscano: esistono oggi, da Grosseto alla Piana di Firenze, comitati civici contro l’incenerimento dei rifiuti e molte altre esperienze di base.
Su di esse si potrebbe tramare un’alleanza federale, che –partendo dai rispettivi territori- ambisca a trovare una rappresentanza in seno all’assemblea regionale.
Sarebbe un bene che le due Coalizioni citate, la livornese e la fiorentina, si parlassero, per confrontare le rispettive esperienze e condividere la voglia di etica pubblica rigorosa che le anima e che suscita l’attesa silenziosa, in molti cittadini, di una la traduzione a livello di forza politica regionale (da Prato a Grosseto) costituita su base federale e sull’autonomia dei territori.
Un cittadino



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Ma esiste davvero la possibilità di impedire che le forze politiche continuino ad agire come se noi cittadini non esistessimo o fossimo totallmente scemi? Mi sento veramente impotente di fronte a questo scempio. E purtroppo le nuove correnti non ce la fanno ad arginare questo fenomeno. L’opportunismo ed il clientelismo sono imperanti. Di contro, in quessto momento di difficoltà economica, la gente sembra che faccia finta che tutto va bene,anche se non è così. E se chiedi a chiunque una qualsiasi cosa sulla politica di oggi ti rispondono che sono stanchi e non hanno più voglia di essere presi in giro che tanto sono tutti uguali e fanno quello che gli pare.
C’è effettivamente la volontà di cambiare in qualcuno?