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	<title>Commenti a: Osservatorio Trasformazioni Urbane Livorno: Nuovo ospedale e dintorni</title>
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	<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 23:14:57 +0000</pubDate>
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		<title>Di: Danilo Verticelli</title>
		<link>http://www.livornolibera.it/2009/10/ossevatorio-traformazioni-urbane-livorno-nuovo-ospedale-e-dintorni/#comment-210</link>
		<dc:creator>Danilo Verticelli</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 09:43:14 +0000</pubDate>
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		<description>Mi permetto di chiosare all'amico GDF solo sulla considerazione, per alcuni versi giusta, dell'attività edificatoria nella città da qualche decennio.
Ebbene, occorre fare una considerazione di base tra il preLamberti ed il postLamberti.
Prima dell'amministrazione Lamberti la città aveva una qualità edilizia (non oso neanche pronunciare la parola: architettonica) ed urbanistica degna della peggior Pola subregime titino. E chi ha visitato quei luoghi sa bene cosa intendo.
Le città, nella loro storia, sono soggette ad edificazioni, soprattutto per trasformare i luoghi che non riescono più a onservare la propria destinazione protempore.
La stessa Ferrara, quando fu ampliata da Ercole I con la famosa "espansione erculea" oggi sarebbe tacciata di palazzinarismo, così come il cupolone fuori scala del Brunelleschi a Firenze o le varie isole urbanizzate a tappe della città di Venezia. Cosa avrebbero detto all'epoca gli ecologisti del caso?
Non credo che esistano destinazioni "naturali" per i luoghi: un modo obsoleto di considerare il territorio sulla base del passato remoto e non su quello del futuro e dei cambiamenti giornalieri della Società.
Ebbene, alcune delle operazioni che cita GDF sono state, a mio avviso, operazioni meritorie, che hanno avvicinato (ma senza raggiungerle) Livorno alle normali città evolute occidentali pur lasciandola molti gradini sotto lo standard normale. Si vada a Padova per qualche giorno e poi si provi ad avere la voglia di ritornare a vivere qui. 
Tutte le città hanno più multisala, tutte le città hanno più e più centri commerciali, tutte le città hanno fatto operazioni di recupero e residenzializzazione dei waterfront (si citi Genova come esempio più vicino) restituendo ai cittadini ed alla città stessa economie prima inesistenti e destinate unicamente ai pochissimi privati proprietari delle attività a mare o ai pochissimi addetti che vi lavoravano. Pochissimi rispetto alle decine di migliaia di "altri" abitanti e residenti che di certe attività potevano farne tranquillamanete a meno.
Ad oggi, Livorno appare dotata di un ottimo quanto piccolo centro commerciale a nordest, di un palasport invidiabile, di una operazione a mare che darebbe lustro e spinta ad uno dei quartieri più depressi della città, di un lungomare altrimenti paragonabile a una marocchineria per essenze arboree brutte e obsolete e stato architettonico, e di altre realizzazioni (Teatro Goldoni, Piazza Goldoni ad esempio) di ricucitura interna alla città, borghi compresi, sì.
Se alcune di queste operazioni poi non sono procedute come avrebbero dovuto, con le garanzie di efficienza necessarie, con la linearità propria di latitudini più nordiche non è colpa dell'iniziativa, ma degli amministratori che poi, poi, l'hanno portata avanti.
Se il palasport è vuoto, non è colpa delle gradinate ma di una società sportiva interessata più a ricevere soldi pubblici in modo pare illegittimo che a comprare giocatori validi. Se il centro della città piangeva miseria di fronte alla Porta a Terra, non è perchè questa gli faceva concorrenza (e con cosa, con una trentina di negozi fotocopia di quelli del centro?) ma perchè il livello merceologico dei negozi del centro è adatto più ad una società rozza e primitiva che ad una città toscana posta tra la Maremma e la Versilia, specchio evidentemente della cultura cittadina e delle sue usanze. E se a questo comunque non si è dato rimedio, con iniziative di recupero urbano, con un piano dei parcheggi sparito improvvisamente, con attività culturali mai eseguite, con sporcizia e degrado socioetnico in ogni vicolo del centro, con una inesistente politica del futuro, con una sempiterna politica della conservazione degli elettori e dei privilegi per i compagnucci di merende del partitone, se tutto questo (non) è poi accaduto, dicevo, che colpa ne hanno le lodevoli iniziative di ri-costruzione della città?
O Livorno doveva rimanere un luogo più brutto di Gela e Vibo Valentia messe insieme?
La capacità di rinnovarsi è anche capacità mentale di ognuno di noi di saper leggere il futuro e prevederlo ed adeguarcisi.
L'immobilismo è segno di vecchiaia precoce. E le generazioni posteriori (quele che adesso ad esempio lavorano negli uffici della Porta a Terra e o nei suoi magazzini o al multisala) ne avrebbero pagato le conseguenze, nel nome di un ecologismo che mai ha toccato i veri problemi della città sia puramente tecnici, come ad esempio l'influenza dell'ENI sulle morti di cancro a Stagno o le polveri sottili dell'ENEL, sia metaforici quali l'influenza nefasta per la città di una politica postcomunista e di una classe dirigente assolutamente di occupazione elettorale e non di amministrazione cosciente.
La vera ecologia sarebbe liberarci di questa gente, e i sistemi sono due: elettorale o attendere che essi si spengano per miglior vita.
Quale adottare?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi permetto di chiosare all&#8217;amico GDF solo sulla considerazione, per alcuni versi giusta, dell&#8217;attività edificatoria nella città da qualche decennio.<br />
Ebbene, occorre fare una considerazione di base tra il preLamberti ed il postLamberti.<br />
Prima dell&#8217;amministrazione Lamberti la città aveva una qualità edilizia (non oso neanche pronunciare la parola: architettonica) ed urbanistica degna della peggior Pola subregime titino. E chi ha visitato quei luoghi sa bene cosa intendo.<br />
Le città, nella loro storia, sono soggette ad edificazioni, soprattutto per trasformare i luoghi che non riescono più a onservare la propria destinazione protempore.<br />
La stessa Ferrara, quando fu ampliata da Ercole I con la famosa &#8220;espansione erculea&#8221; oggi sarebbe tacciata di palazzinarismo, così come il cupolone fuori scala del Brunelleschi a Firenze o le varie isole urbanizzate a tappe della città di Venezia. Cosa avrebbero detto all&#8217;epoca gli ecologisti del caso?<br />
Non credo che esistano destinazioni &#8220;naturali&#8221; per i luoghi: un modo obsoleto di considerare il territorio sulla base del passato remoto e non su quello del futuro e dei cambiamenti giornalieri della Società.<br />
Ebbene, alcune delle operazioni che cita GDF sono state, a mio avviso, operazioni meritorie, che hanno avvicinato (ma senza raggiungerle) Livorno alle normali città evolute occidentali pur lasciandola molti gradini sotto lo standard normale. Si vada a Padova per qualche giorno e poi si provi ad avere la voglia di ritornare a vivere qui.<br />
Tutte le città hanno più multisala, tutte le città hanno più e più centri commerciali, tutte le città hanno fatto operazioni di recupero e residenzializzazione dei waterfront (si citi Genova come esempio più vicino) restituendo ai cittadini ed alla città stessa economie prima inesistenti e destinate unicamente ai pochissimi privati proprietari delle attività a mare o ai pochissimi addetti che vi lavoravano. Pochissimi rispetto alle decine di migliaia di &#8220;altri&#8221; abitanti e residenti che di certe attività potevano farne tranquillamanete a meno.<br />
Ad oggi, Livorno appare dotata di un ottimo quanto piccolo centro commerciale a nordest, di un palasport invidiabile, di una operazione a mare che darebbe lustro e spinta ad uno dei quartieri più depressi della città, di un lungomare altrimenti paragonabile a una marocchineria per essenze arboree brutte e obsolete e stato architettonico, e di altre realizzazioni (Teatro Goldoni, Piazza Goldoni ad esempio) di ricucitura interna alla città, borghi compresi, sì.<br />
Se alcune di queste operazioni poi non sono procedute come avrebbero dovuto, con le garanzie di efficienza necessarie, con la linearità propria di latitudini più nordiche non è colpa dell&#8217;iniziativa, ma degli amministratori che poi, poi, l&#8217;hanno portata avanti.<br />
Se il palasport è vuoto, non è colpa delle gradinate ma di una società sportiva interessata più a ricevere soldi pubblici in modo pare illegittimo che a comprare giocatori validi. Se il centro della città piangeva miseria di fronte alla Porta a Terra, non è perchè questa gli faceva concorrenza (e con cosa, con una trentina di negozi fotocopia di quelli del centro?) ma perchè il livello merceologico dei negozi del centro è adatto più ad una società rozza e primitiva che ad una città toscana posta tra la Maremma e la Versilia, specchio evidentemente della cultura cittadina e delle sue usanze. E se a questo comunque non si è dato rimedio, con iniziative di recupero urbano, con un piano dei parcheggi sparito improvvisamente, con attività culturali mai eseguite, con sporcizia e degrado socioetnico in ogni vicolo del centro, con una inesistente politica del futuro, con una sempiterna politica della conservazione degli elettori e dei privilegi per i compagnucci di merende del partitone, se tutto questo (non) è poi accaduto, dicevo, che colpa ne hanno le lodevoli iniziative di ri-costruzione della città?<br />
O Livorno doveva rimanere un luogo più brutto di Gela e Vibo Valentia messe insieme?<br />
La capacità di rinnovarsi è anche capacità mentale di ognuno di noi di saper leggere il futuro e prevederlo ed adeguarcisi.<br />
L&#8217;immobilismo è segno di vecchiaia precoce. E le generazioni posteriori (quele che adesso ad esempio lavorano negli uffici della Porta a Terra e o nei suoi magazzini o al multisala) ne avrebbero pagato le conseguenze, nel nome di un ecologismo che mai ha toccato i veri problemi della città sia puramente tecnici, come ad esempio l&#8217;influenza dell&#8217;ENI sulle morti di cancro a Stagno o le polveri sottili dell&#8217;ENEL, sia metaforici quali l&#8217;influenza nefasta per la città di una politica postcomunista e di una classe dirigente assolutamente di occupazione elettorale e non di amministrazione cosciente.<br />
La vera ecologia sarebbe liberarci di questa gente, e i sistemi sono due: elettorale o attendere che essi si spengano per miglior vita.<br />
Quale adottare?</p>
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		<title>Di: G.D.F.</title>
		<link>http://www.livornolibera.it/2009/10/ossevatorio-traformazioni-urbane-livorno-nuovo-ospedale-e-dintorni/#comment-209</link>
		<dc:creator>G.D.F.</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Nov 2009 17:12:35 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.livornolibera.it/?p=681#comment-209</guid>
		<description>I tanti interventi che sinora si sono succeduti hanno evidenziato i numerosi profili di assurdità della nuova grande inutile opera e la totale assenza di un serio confronto istituzionale, basato su una documentazione istruttoria, prima ancora che di un imprescindibile percorso democratico-referendario di partecipazione popolare. 

Tra i profili di assurdità nella concezione, previsione dell’opera e della sua procedura di traduzione in concreto, colpiscono:

1. l’inutilità e la dannosità economica dell’opera nella sua ipotetica collocazione: la vastità dell’area dell’attuale ospedale è tale da consentire la realizzazione ex novo di tutti i monoblocchi di questa terra. Non sono quindi ragioni collegate al rinnovamento dei canoni architettonici e tecnologici ospedalieri ad impedire che questi siano applicati nelle aree già in possesso dell’ASL 6. Se aree edificabili in proprietà esistono già –o sono comunque reperibili con l’abbattimento selettivo e la ricostruzione di strutture preesistenti- nel perimentro del vecchio ospedale, che senso ha la dismissione di aree di pregio, per realizzarne di nuove altrove?

1. La previsione di fonti di finanziamento parziali: chi mette le mancanti, che sono pure imprecisate? Non è che si addiverrà ad un project financing che attribuisca la gestione successiva dei servizi sanitari -e sostanzialmente la definizione delle tariffe- a chi realizzerà l'opera?

Si veda il sottostante link e l'illuminante caso del nuovo ospedale patavino: http://www.pane-rose.it/files/index.php?c3:o13728   


2. la previsione di valori al Mq scandalosamente bassi per gli immobili da dismettere dell'attuale plesso ospedaliero: corrisponde al vero la previsione di prezzi di 300 euro/Mq? Fatto salvo che a valere sono le aree e non i manufatti ivi realizzati, occorre precisare che sono prezzi da svendita, la Corte dei Conti non avrà nulla a ridire? 

3. la previsione di una collocazione inagibile per il nuovo ospedale, per l’assenza di una viabilità congrua, la perifericità (10 km a sud dell’attuale centrale collocazione), l’esistenza su quelle stesse aree di struttura di residenza sanitaria assistita, queste sì giustamente collocate in un’area a verde periferica? Che ne sarà della attuale facile raggiungibilità via treno dell’attuale ospedale da parte degli utenti dell’Isola d’Elba e del nostro territorio provinciale, che si estende in verticale per circa 90 km?

4. la previsione di vendita di tutti o quasi gli immobili dell’ASL 6 per finanziare quest’inutile opera non implica il concreto rischio di una cementificazione privatistica dell’attuale plesso della collina di Monterotondo, tra l’altro frutto di un lascito e come tale vincolato ad una finalità pubblica e sociale? La trasformazione in villette di quelle aree di altissimo pregio ambientale è il sogno proibito (dall’interesse pubblico) della vorace lobby del mattone cittadina. 


Lo scenario: Livorno da vent’anni a questa parte è al centro di una febbre edificatoria senza limiti (porta a mare, porta a terra, nuovo centro, nuovo ospedale, monterotondo, borghi vari). Se la popolazione residente non è aumentata, è aumentato vertiginosamente l’uso ed il consumo di territorio da parte della grande speculazione immobiliare privata. Non è giunto il tempo di una moratoria dell’attività di rilascio delle concessioni edilizie? 

Complessivamente, i conti di questa operazione –per come prospettati- paiono incerti. Occorrerebbe che la Corte dei Conti potesse esercitare un sindacato preventivo sui costi di tutte le grandi opere erigende.

Questa non pare essere un buon affare per il contribuente, ancor meno per gli utenti.

Nel frattempo si mantenga alta l’attenzione e la pressione dell’opinione pubblica con tutti i mezzi massmediali a disposizione: lenzuola a tema ai balconi, gruppi facebook, petizioni con gazebo in piazza civica, catene umane attorno al nostro ospedale, sit-in, marce, fiaccolate.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>I tanti interventi che sinora si sono succeduti hanno evidenziato i numerosi profili di assurdità della nuova grande inutile opera e la totale assenza di un serio confronto istituzionale, basato su una documentazione istruttoria, prima ancora che di un imprescindibile percorso democratico-referendario di partecipazione popolare. </p>
<p>Tra i profili di assurdità nella concezione, previsione dell’opera e della sua procedura di traduzione in concreto, colpiscono:</p>
<p>1. l’inutilità e la dannosità economica dell’opera nella sua ipotetica collocazione: la vastità dell’area dell’attuale ospedale è tale da consentire la realizzazione ex novo di tutti i monoblocchi di questa terra. Non sono quindi ragioni collegate al rinnovamento dei canoni architettonici e tecnologici ospedalieri ad impedire che questi siano applicati nelle aree già in possesso dell’ASL 6. Se aree edificabili in proprietà esistono già –o sono comunque reperibili con l’abbattimento selettivo e la ricostruzione di strutture preesistenti- nel perimentro del vecchio ospedale, che senso ha la dismissione di aree di pregio, per realizzarne di nuove altrove?</p>
<p>1. La previsione di fonti di finanziamento parziali: chi mette le mancanti, che sono pure imprecisate? Non è che si addiverrà ad un project financing che attribuisca la gestione successiva dei servizi sanitari -e sostanzialmente la definizione delle tariffe- a chi realizzerà l&#8217;opera?</p>
<p>Si veda il sottostante link e l&#8217;illuminante caso del nuovo ospedale patavino: <a href="http://www.pane-rose.it/files/index.php?c3:o13728" rel="nofollow">http://www.pane-rose.it/files/index.php?c3:o13728</a>   </p>
<p>2. la previsione di valori al Mq scandalosamente bassi per gli immobili da dismettere dell&#8217;attuale plesso ospedaliero: corrisponde al vero la previsione di prezzi di 300 euro/Mq? Fatto salvo che a valere sono le aree e non i manufatti ivi realizzati, occorre precisare che sono prezzi da svendita, la Corte dei Conti non avrà nulla a ridire? </p>
<p>3. la previsione di una collocazione inagibile per il nuovo ospedale, per l’assenza di una viabilità congrua, la perifericità (10 km a sud dell’attuale centrale collocazione), l’esistenza su quelle stesse aree di struttura di residenza sanitaria assistita, queste sì giustamente collocate in un’area a verde periferica? Che ne sarà della attuale facile raggiungibilità via treno dell’attuale ospedale da parte degli utenti dell’Isola d’Elba e del nostro territorio provinciale, che si estende in verticale per circa 90 km?</p>
<p>4. la previsione di vendita di tutti o quasi gli immobili dell’ASL 6 per finanziare quest’inutile opera non implica il concreto rischio di una cementificazione privatistica dell’attuale plesso della collina di Monterotondo, tra l’altro frutto di un lascito e come tale vincolato ad una finalità pubblica e sociale? La trasformazione in villette di quelle aree di altissimo pregio ambientale è il sogno proibito (dall’interesse pubblico) della vorace lobby del mattone cittadina. </p>
<p>Lo scenario: Livorno da vent’anni a questa parte è al centro di una febbre edificatoria senza limiti (porta a mare, porta a terra, nuovo centro, nuovo ospedale, monterotondo, borghi vari). Se la popolazione residente non è aumentata, è aumentato vertiginosamente l’uso ed il consumo di territorio da parte della grande speculazione immobiliare privata. Non è giunto il tempo di una moratoria dell’attività di rilascio delle concessioni edilizie? </p>
<p>Complessivamente, i conti di questa operazione –per come prospettati- paiono incerti. Occorrerebbe che la Corte dei Conti potesse esercitare un sindacato preventivo sui costi di tutte le grandi opere erigende.</p>
<p>Questa non pare essere un buon affare per il contribuente, ancor meno per gli utenti.</p>
<p>Nel frattempo si mantenga alta l’attenzione e la pressione dell’opinione pubblica con tutti i mezzi massmediali a disposizione: lenzuola a tema ai balconi, gruppi facebook, petizioni con gazebo in piazza civica, catene umane attorno al nostro ospedale, sit-in, marce, fiaccolate.</p>
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		<title>Di: Danilo Verticelli</title>
		<link>http://www.livornolibera.it/2009/10/ossevatorio-traformazioni-urbane-livorno-nuovo-ospedale-e-dintorni/#comment-207</link>
		<dc:creator>Danilo Verticelli</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Oct 2009 09:00:45 +0000</pubDate>
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		<description>Le domande sono più che legittime, quasi naturali.
Il difetto di democrazia a Livorno c'è già da tempo immemore, più o meno lenito da sindaci "illuminati" o perlomeno vocati alla crescita e non alla stasi (nel senso di statica ma anche di polizia segreta).
Il difetto di programmazione è quanto di più naturale possa esistere a Livorno, dove le professionalità in gioco sono di bassissimo livello e sempre e comunque funzionali al potere politico e non alla obbiettività tecnica del fare.
Il carsismo è pratica diffusa e benemerita e alloggia nelle cene, nelle scampagnate, nel merendismo compagnatico tipico di questa e di altre società postmoderne.
Non c'è quindi da stupirsi che con soldi  pubblici si diano incarichi di studio senza fare una gara sui costi dello studio e soprattutto senza che nessun atto ufficiale giustifichi tutte le procedure messe in campo per arrivare ad avallare una decisione preconfezionata e basata sulle simpatie territoriali o no di un capoufficio tecnico e di un pugno di politici interessati più alle Regionali che alle cose effettive.
Non c'è da stupirsi.
D'altronde la città ha votato. Ce li ha rimessi. E si merita questo ed altro.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Le domande sono più che legittime, quasi naturali.<br />
Il difetto di democrazia a Livorno c&#8217;è già da tempo immemore, più o meno lenito da sindaci &#8220;illuminati&#8221; o perlomeno vocati alla crescita e non alla stasi (nel senso di statica ma anche di polizia segreta).<br />
Il difetto di programmazione è quanto di più naturale possa esistere a Livorno, dove le professionalità in gioco sono di bassissimo livello e sempre e comunque funzionali al potere politico e non alla obbiettività tecnica del fare.<br />
Il carsismo è pratica diffusa e benemerita e alloggia nelle cene, nelle scampagnate, nel merendismo compagnatico tipico di questa e di altre società postmoderne.<br />
Non c&#8217;è quindi da stupirsi che con soldi  pubblici si diano incarichi di studio senza fare una gara sui costi dello studio e soprattutto senza che nessun atto ufficiale giustifichi tutte le procedure messe in campo per arrivare ad avallare una decisione preconfezionata e basata sulle simpatie territoriali o no di un capoufficio tecnico e di un pugno di politici interessati più alle Regionali che alle cose effettive.<br />
Non c&#8217;è da stupirsi.<br />
D&#8217;altronde la città ha votato. Ce li ha rimessi. E si merita questo ed altro.</p>
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