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L’interesse pubblico e il lento declino di un gruppo dirigente

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Carta canta,lo sosteniamo da molti anni,almeno da quando,con Marco Cannito,abbiamo condiviso un percorso di lettura e valutazione politica assistito da una fitta documentazione istituzionale e progettuale. Ovviamente da leggere,approfondire,comparare. Perchè interpellanze,mozioni e proposte di indirizzo non scaturissero essenzialmente da uno spirito di appartenenza,quanto dall’osservazione analitica della realtà. La politica non è un risiko per megalomani,ma un percorso ispirato da una prospettiva di equità e di responsabilità,oltre che vincolato da alcune regole di riferimento. Proprio un anno fa,di questi tempi,grazie a una felice intuizione di Gabriele Volpi e dello stesso Marco Cannito,avviammo le trasmissioni autogestite di Telecentro,intitolate Liberamente Livorno. Andavano in onda in orari impossibili,e talvolta in contemporanea con la messa laica delle partite di calcio in notturna,eppure riscossero un ascolto sorprendente. Ci dissero che “parlavamo troppo difficile”(in particolare chi scrive),e tuttavia scegliemmo la strada più impervia. Quella di fare parlare le carte,i documenti istituzionali,le delibere amministrative,talvolta i bilanci comunali e delle società partecipate. Memorabile fu poi una trasmissione tematica dedicata al Piano delle Opere Pubbliche. C’era chi ascoltava,chi interloquiva telefonicamente con competenza,chi voleva dire la sua. Smentendo quell’impostazione semplicistica e forse interessata che dipinge il livornese medio come un tipo superficiale da blandire con la tecnica della disinformazione(cara alla nostra carta stampata) o da relegare alla chiacchiera da bar sport. Diversamente, Cannito e Volpi in studio  parlavano il linguaggio forse poco spettacolare  della verità. Catalizzatori di storie,di argomentazioni critiche,delle solite contestazioni di populismo,ma anche di sincere parole di apprezzamento. Tutto questo aveva un dato di partenza. La città si costruisce,ma avendo conoscenza di dati certi. Sulle rsa,sull’ospedale che si allaga e si ristruttura come in una specie di surreale gioco dell’oca,sulla trasformazione della città,più volte solennemente annunciata e poi misteriosamente interrotta. Con la descrizione di una città a trazione portuale-che ha finito per metabolizzare e impoverire anche i sogni di grandezza della famiglia Lucarelli-elettoralmente impiccata al sogno dello sviluppo a mare delle sue Darsene. Un sogno destinato ad assumere i contorni della beffa,una volta conclusa la campagna elettorale. Con la descrizione di una città affossata da uno sconclusionato sviluppo edilizio( i cui epigoni più spregiudicati tentano oggi di rialzare la testa con l’operazione Corallo) che ha finito per mortificare il respiro laboratoriale,ideativo e industriale del più suggestivo e intrigante distretto dell’alto Tirreno. Tutto questo aveva un inizio,come detto,ma anche  un punto di approdo. Il parametro dell’interesse pubblico. Un patto per la valorizzazione dell’interesse pubblico,lo chiamammo. Un concetto ampio,diffuso,incondizionato che avrebbe dovuto marcare la differenza  culturale con il respiro cortissimo del management politico di casa nostra. Un mix ormai logoro fatto di pressappochismo e qualche astuzia di troppo,come le vicende del Basket Livorno,delle Terme del Corallo,forse della Fondazione Goldoni e drammaticamente anche della ex Delphi stanno palesemente dimostrando. Con una traccia comune. L’interesse pubblico non lo dettagliano le microstorie dei cittadini (lavoratori,consumatori e residenti che siano con le rispettive esigenze di integrazione e sostentamento sociale e lavorativo) o la stessa “historia” del nostro territorio,ma l’organizzazione amministrativa del Comune,il suo discutibile prestigio municipalistico,la sua capacità di lobbying,di mediazione istituzionale e finanziaria. Tutto questo ha caratterizzato l’intera e controversa vicenda delle partecipate (sulle quali in questo momento è sceso un misterioso silenzio),spesso e volentieri strumento di controllo clientelare del consenso al prezzo di evidenti situazioni di dissesto. La vergognosa vicenda del basket si inscrive in questa dimensione. Con gli “autorevoli esponenti del Comune”(a questo punto fuori i nomi) che al di fuori di ogni contesto regolamentare e in una situazione di conclamato dissesto finanziario  assicuravano “continuità aziendale” ai sindaci revisori della Società di Basket..Con un emissario comunale( oltretutto Presidente di Asa) che,probabilmente suo malgrado, era stato costretto a rastrellare denaro presso privati (quali?) con modalità discutibili e con incassi difficilmente appostabili. Dov’era l’interesse pubblico in tutto questo? Nell’orgoglio territoriale di avere una società di basket in serie A?Nella possibilità di leggere “Livorno” al n.274 del Televideo?Nella valorizzazione di un Palasport (ritorna il tema dell’interesse pubblico),da sempre impressionante scatola vuota della Porta a Terra? Che cosa hanno da dire gli assessori Nebbiai e Ritorni su tutto questo,autentici cultori dell’equazione “sport professionistico - sviluppo della città” anche al costo di crescenti cointeressenze e perdite comunali?Possibile che su Livorno Sport (pensata per gestire i parcheggi della Porta a Terra e addirittura un avveniristico Porto Turistico al tempo della compartecipazione di Asa) nessuno faccia il mea culpa?Perché il liquidatore non chiude i conti?Questi signori se ne dovrebbero andare,eppure sono a li’ a menare la danza(al Bilancio,allo Sport e alle partecipate) e a nascondersi dietro la partecipazione comunale  del 5%. Cosa ha da dire il Sindaco su tutto questo,anzi il Mayor,come lo dipingeva un piccolo giornalista di regime? Nessuno dirà nulla,anzi c’è il rischio che tutto finisca “con ottimismo” a tarallucci e vino. Ma forse il declino di un gruppo dirigente è già cominciato. Un gruppo lontano come non mai da una sincera cultura del servizio e dell’interesse pubblico.

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2 Commenti a “L’interesse pubblico e il lento declino di un gruppo dirigente”

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    Giusto per integrare;ieri 13 ottobre 23 fra consiglieri del Pd e i rappresentanti di Idv Giannini di Sinistra e Libertà si è astenuto),buona parte dei quali scarsamente informati sui fatti, hanno approvato la variante al regolamento urbanistico “Terme del Corallo”.Marco Cannito ha giustamente fatto osservare come tutto questo è accaduto nonostante il ricorso in appello della Procura della Repubblica (che aveva contestato alla proprietà i sopravvenuti elementi di degrado dell’area e soprattutto l’uso strumentale del bene pubblico quale ragione di scambio-non normata dal regolamento urbanistico vigente-della mostruosa operazione edilizia contigua alla parte storica e frontale al cavalcavia,che comunque rimarràad aggravere la prospettiva).Ma l’intera operazione (tutt’altro che perequativa)confligge con le autorevoli osservazioni della Regione Toscana,che ha imputato al Piano Attuativo un’approssimazione straordinaria e soprattutto una scarsa utilità pubblica.Come dire,hanno vinto i costruttori (che brandiscono le arringhe degli avvocati difensori come strumento di persuasione dell’opinione pubblica);l’interesse pubblico è stato mortificato e il ceto dirigente (che ha proprie le conclusioni della difesa legale dei privati) ha forse definitivamente imboccato la strada del declino.

  2. Commenta Top

    Siamo abituati ai legulei prezzolati che cambiano opinione e circostanze a seconda di chi e di quanto li paghi.
    Secondo questi mercenari della giustizia dovrebbero andare assolti i tre di Meredith, il “bocconiano” psicopatico di Garlasco e forse anche i coniugi di Erba.
    Secondo questi grandi rappresentanti della civiltà moderna, non esiste la verità, ma “una” verità, da piegare e plasmare secondo le esigenze della committenza in barba ad ogni etica civile e umana, in barba al senso delle proprie idee.
    Secondo questi professionisti della menzogna, la Legge è un orpello da aggirare in qualche modo per usufruire delle sue debolezze, delle sue troppe contraddizioni.
    Secondo questi miseri professionisti dello stratagemma la Legge diventa un fatto secondario rispetto alle perizie, alle interpretazioni, ai sotterfugi leguleici.
    Ebbene si, a Garlasco sono stato io, come ad Erba, come a Perugia. Lo confesso. Smettete di pagare gli avvocati. Facciamola finita. Anche ad Erba sono stato io. Ed anche a scrivere la convenzione per le Terme a favore dei privati sono stato io. Così come a dare i soldi al basket o a rimpiattare i quadri della Porto2000.
    Mettetemi in croce, basta che la si faccia finita con la dittatura degli avvocati e delle loro panzane giuridiche.
    Che vadano a lavorare. In miniera.

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