News

Cosimi e il polo energetico a Livorno

Cosimi e il polo energetico a Livorno bigimage

Rifondazione Comunista-PDCI, PD, Sinistra e Libertà assieme per “fare di Livorno un polo energetico regionale e nazionale delle energie rinnovabili” ?
Finalmente il colpo di genio, con una  sola mossa si pensa di 1) dare sbocco occupazionale  a chi dovrà uscire dalla raffineria Eni, 2) di creare posti di lavoro nuovi, 3) di far diventare  Livorno capitale delle energie rinnovabili.
Colpo di genio, ma non improvviso, le prime avvisaglie si erano avute quando il presidente dell’AAMPS, Di Rocca si era dichiarato pronto a bruciare i rifiuti industriali speciali nell’inceneritore di Livorno, ma aspettava la decisione politica dell’amministrazione comunale.
Allora chiariamo, anzi facciamo chiarire dal sindaco Cosimi, mediante un’intervista lasciata da lui medesimo giovedì 10 settembre a Repubblica.( fra parentesi le nostre osservazioni). La giornalista Ilaria Ciuti chiede a quale via d’uscita stia pensando per l’Eni di Stagno :” a Livorno penso alla difesa del futuro della raffineria, a conservare la componentistica, ma anche  a un polo tecnologico altamente tecnologizzato che contribuisca alla soluzione del problema rifiuti in Toscana” .
Incalzato dalla giornalista poi aggiunge “ quello che qui , per le specifiche  caratteristiche e competenze della città, ( area più inquinata dopo Taranto) può nascere costituirebbe un contributo
fondamentale a uno dei più grossi problemi insoluti  della Toscana, quello dei rifiuti. ( Di Rocca nega che ci siano tali problemi per Livorno) Un problema connesso assai da vicino allo sviluppo del
sistema industriale regionale. Basti dire che ci sono 7 milioni e mezzo di tonnellate di rifiuti industriali che in questa regione rischiano di finire in discarica. Livorno ha le opportunità per creare
un polo ecologico dei rifiuti con dentro Enel ed Eni ( effettivamente Enel con la centrale elettrica e Eni con la raffineria si intendono di poli ecologici). Potremmo fare il polo con il concorso di tutta la
Toscana che convogliasse qui i contributi di tutte le università della regione e dei saperi su piazza.( un tocco di scienza e cultura non fa mai male) Prima che le discariche si saturino ( il sindaco sa  che i costi dello smaltimento dei rifiuti speciali industriali sono a carico delle industrie, che attualmente smaltiscono  in Puglia e Germania, ma hanno già detto che preferirebbero farlo a Livorno con spesa molto minore)
Per pura coincidenza lo stesso giorno il Consiglio dei ministri  dava il via libera alla gestione dei  rifiuti da parte di privati. Per Livorno, secondo le intenzioni di Cosimi, il cerchio si chiude
magnificamente: il raddoppio dell’inceneritore  ha tutti i crismi e le carte a posto, è cosa fatta, il privato mette i soldi per finanziarlo, affascinato dai guadagni scaturiti dal bruciare i rifiuti industriali e dagli incentivi del CIP 6 per produrre energia, i cittadini, tutti, fra diossina e nano particelle si consoleranno ( alleghiamo  una serie di link per approfondire la questione degli inceneritori). 

Intervista di Lucca Libera a Paul Connet

La storia delle cose di Anne Leonard

Intervista a Montanari di Beppe Grillo

e ancora Nanoparticelle e inceneritori di  Beppe Grillo

Il sito di Diritto al Futuro
Il meeting su Rifiuti Zero del 2008 a Capannori, in particolare la relazione Gentilini e Ciacci
e anche http://www.nanodiagnostics.it/

Ufficio Stampa Livorno Libera

Condividi con:
  • Facebook
  • Google
  • BlinkList
  • MySpace
  • Technorati
  • TwitThis
  • Wikio IT
  • YahooMyWeb

2 Commenti a “Cosimi e il polo energetico a Livorno”

  1. Commenta Top

    Poiché al peggio non c’è mai fine, coltivava una pia illusione chi credeva che con la vicenda rigassificatore off-shore di Livorno si fosse conclusa la saga delle esose richieste alla comunità civile livornese .

    Alle vecchie servitù emissive, si prospetta adesso la velleità di aggiungerne altre, di “nuovo conio”.

    Esse andrebbero a sommarsi ad un quadro locale già compromesso e bisognoso di terapie piuttosto che di continui rilanci ed appesantimenti.

    Di fronte alla prospettiva di un inceneritore di rifiuti industriali (e non urbani) da localizzarsi nel piccolo -per estensione territoriale, ma medio-grande per la popolazione residente- viene alla mente, per contrappasso, la vicenda dell’ampliamento della base militare di Vicenza. Lì, di fronte ad un’opera a grande impatto, è stato il sindaco ad impegnarsi in prima persona per un serio meccanismo partecipativo che, addirittura contro il Governo nazionale, desse alla popolazione locale coinvolta il diritto ad esprimersi su di una scelta che la interessa nel presente e nel futuro in prima persona.

    Qui invece al momento è buio fitto sugli strumenti partecipativi con cui la classe politica locale di governo intenda “calare” su livorno questa ulteriore nuova grande opera (sicuramente conveniente per alcuni ambienti produttivi, probabilmente molto meno per la popolazione di una provincia già pesantemente inquinata).

    Forse pochi sanno che il il 42,6% delle emissioni industriali inquinanti toscane si concentra nella provincia di livorno (Fonte: Medicina Democratica, quaderni “Conoscere per lottare”, anno XI, novembre 2008 su dati Arpat che sul sito web presentava l’Inventario regionale 2007 delle sorgenti di emissione in aria ambiente (IRSE).

    Come dire che forse Livorno dovrebbe essere l’ultima realtà alla quale potersi porre il problema di accogliere i rifiuti delle industrie toscane, avendo già pesantemente “dato” e stando già pesantemente dando in termini di inquinamento e conseguente esposizione delle popolazioni locali.

    Lo Statuto dell’Ato 4 Costa (il consorzio obbligatorio per la gestione dei rifiuti comprendente 111 comuni dell’area vasta costiera toscana) prevede, sia pur genericamente e riduttivamente, “forme di partecipazione e controllo degli utenti alla programmazione ed al controllo del servizio”. Infatti, all’art.8, intitolato “Forme di consultazione e partecipazione” si prevede che:

    1. Gli organi della comunità di ambito promuovono ogni possibile forma di consultazione e partecipazione degli enti consorziati in merito agli aspetti fondamentali dell’attività della comunità di ambito.
    2. Gli organi della comunità attivano reti informative e forme di partecipazione degli utenti alle fasi di programmazione e controllo del servizio. In relazione alla gestione degli impianti e delle infrastrutture
    suscettibili di provocare particolare disagio alla popolazione, la comunità di ambito individua e
    monitora indicatori suscettibili di generare tensione nella collettività, dandone informazione alla
    popolazione residente, anche organizzata in comitati.
    3. Per il raggiungimento dei fini di cui ai commi 1 e 2 gli organi della comunità di ambito, in particolare:
    a) effettuano incontri con gli enti locali consorziati partecipando, anche a richiesta o su propria
    iniziativa, a sedute degli organi (Consigli e Giunte) degli enti consorziati medesimi;
    b) divulgano ed illustrano la propria attività con relazioni periodiche da trasmettere agli enti
    consorziati;
    c) effettuano incontri con la popolazione o con i rappresentanti della collettività per informare e
    discutere le scelte.”

    La prospettiva di gravare Livorno di una siffata simile nuova servitù emissiva dovrebbe essere contrastata sul terreno del principio democratico e partecipativo, chiedendo la riattivazione dello strumento statutario del referenum vincolante della popolazione comunale.

    Questa richiesta formale consentirebbe, in un sol colpo, di verificare quanta e quale dell’attuale opposizione consiliare operi e si ritenga “opposizione di Sua Maestà”, distinguendo chiaramente il campo della maggioranza formale, quello -piu’ ampio senz’altro- della maggioranza sostanziale e quello dell’opposizione “reale” (in cortese riscontro a chi aveva parlato di candidati “reali”, forse pensando al “Re” piu’ che ala realtà)

    L’idea che simili scelte, implicanti un impatto sanitario ed ambientale attualmente non misurato e/o divulgato (non è chiaro come sia stato preventivamente indagato -e con quali strumenti e risultati-, visto che siamo già al suo annuncio istituzionale) possano essere realizzate in conto ed in barba ad una intera comunità civile, senza che questa possa, su di esse, esprimersi in modo certificato e giuridicamente vincolante è semplicemente non-democratica, se alla parola democrazia si anette il significato di consenso informato e -volta a volta- verificato, tanto piu’ su scelte impegnative e di grosso calibro.

    La semplice circostanza di un voto quinquennale degli organi rapresentativi non dovrebbe autorizzare questi ultimi a disporre “per direttissima”, senza contrappesi formali democratici sostanziali (il referendum, appunto), di beni intangibili ed intergenerazionali (l’ambiente e la salute dei cittadini).

    L’impressione che sinceramente si ha è quella di trovarsi di fronte ad un crescendo inarrestabile di sempre nuove occasioni di consumo (essenzialmente privato?) e di profitto (essenzialmente privato?) del territorio e di beni pubblici (aria, suolo, per tacere delle infrastrutture della comunità alienande e ricostruende): porta a mare, porta a terra, “borghi”, delocalizzazione di un ospedale bello su cui si è investito molto , un’inutile nuovo stadio quale foglia di fico per una nuova inutile lottizzazione, il raddoppio dell’inceneritore esistente.

    Probabilmente, nei circoli politici regionali e nazionali, si è da tempo individuato in Livorno il “ventre molle” toscano dell’opposizione delle comunità locali a simili opere che altrove difficilmente potrebbero anche solo essere messe all’ordine del giorno del dibattito pubblico, mentre qui si considerano “sbrigate” con un breve passaggio al tg della sera per rendere edotta la popolazione della circostanza che “s’hanno da fare”. Lo proponessero al Chianti. Ma noi, valiamo di meno?

    Ricordiamo altresì la commendevole storica assenza in Livorno di un pubblico registro dei tumori, che -consultabile on-line ed esplicato in linguaggio accessibile al cittadino medio - dia conto ai cittadini (accountability) dell’eventuale sussistenza (da provarsi) di una relazione tra emissioni industriali inquinanti e patologie neoplastiche in Livorno. Quanti e quali sono le patologie neoplastiche in Livorno ed in quali aree si concentrano? Rispondete, per favore.

    Nel chiederne la realizzazione – tramite protocollo con le Università toscane, l’ARPA, la locale AUSL, si abbia l’accortezza di far prevedere nel protocollo istitutivo (o di inserire in quello eventualmente esistente) il diritto alla partecipazione ed al contraddittorio da parte di esperti designati da associazioni dei cittadini, per una reale trasparenza ed imparzialità di questi organismi (che hanno da essere, anche nei protocolli scientifici, “case di vetro”)

    Ricordiamo che, secondo il documento dei capigruppo consiliari regionali d’accompagno all’ultimo Piano regionale di mantenimento e risanamento della qualità dell’aria (PRRM 2008)- il 58% delle polveri sottili dell’area livornese è d’origine industriale e che il territorio provinciale è già secondo nella classifica delle province italiane piu’ inquinate (si confronti dati del Registro delle emissioni e delle loro sorgenti, ripreso da Il Tirreno, pagina 4, 22 ottobre 2008, a firma Luciano De Majo).

    A fronte dell’annuncio della possibilità di insediare in Livorno una ulteriore sorgente emissiva, si risponda con l’appello alla cittadinanza per: a) l’istituzione di un pubblico registro dei tumori che registri i trend storici di queste patologie e possibilmente faccia luce sulle loro cause; b)l’avvio di un pubblico dibattito, supportato da comitati scientifici, finanziato attraverso i fondi previsti dalla nuova legge regionale sulla partecipazione; c) l’indizione statutaria (dopo aver reintrodotto nello Statuto comunale uno strumento basilare di democrazia), al culmine del pubblico dibattito, di un referendum comunale, giuridicamente vincolante.

    Cari saluti

    un Cittadino

  2. Commenta Top

    Singolare che le dichiarazioni rilasciate da o’sinnacu al giornale principe (La repubblica)non siano state travasate nel giornale minore (Il Tirreno).Quest’ultimo sta in questi giorni avviando una sorta di clamoroso ravvedimento operoso su tutte le bufale sparate da o’sistema in campagna elettorale ed anche prima (ricordo il 31/12/2006),quando fu annunciato che Olt con Endesa avrebbe riconvertito la centrale a carbone di Via Orlando.Insomma,vero è che o’sinnacu ha una nuova ,meravigliosa idea in testa (quella di fare della piana di Livorno una sorta di grande pattumiera dei rifiuti speciali della Toscana),ma da qui a farne una soluzione “politica” della crisi industriale,probabilmente devono accadere alcune cose (non ultimo il riassetto di Aamps,una delibera di Ato e l’intesa politica sulla vocazione trasformatrice del termovalorizzatore)che neanchè il Grande Semplificatore dai pantaloni verdi puo’ dare per scontate.Al rischio di incorrere in un’altra bufala,questa volta impubblicabile.Piuttosto,rilevo una certa confusione terminologica tra polo energetico e polo ecologico.Su questo (anche in relazione alle crisi industriali che stiamo vivendo)sarebbe opportuno che LL.facesse una riflessione politica preventiva.

Scrivi un commento

 

XHTML: Puoi usare questi tag XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

  • Sezioni

    Tematiche

    Archivi per anno

    Archivi per mese

    Meta

    • Valid XHTML 1.0 Transitional