Rifiuti

INCENDIO LONZI METALLI E RIFIUTI

INCENDIO LONZI METALLI E RIFIUTI bigimage

CONSIGLIO COMUNALE SEDUTA DEL 31 LUGLIO 2009

Intervento del Cons. Marco Cannito – Capogruppo comunale Gruppo Consiliare LivornoLibera

PREMESSE
Ho chiesto, prima a mezzo stampa (22 giugno 2009 e con una replica del 25 giugno non pubblicata) in quanto il Consiglio comunale non era ancora insediato e poi formalizzato (in data 1 luglio), la convocazione urgente di una seduta straordinaria del Consiglio su questa che ormai è una emergenza continua. Doverosamente i colleghi Capogruppo hanno condiviso. La seduta è poi slittata ad oggi.
Nel frattempo un’assemblea convocata il 30 giugno da Città Diversa e dagli abitanti della zona più interessata, per fare il punto anche fotografico della situazione, mettendo da parte, per ora, iniziative più clamorose, ha fatto sì che rappresentanti della zona fossero, finalmente e a breve, ricevuti da esponenti dell’Amministrazione Comunale e di quella Provinciale.
Un primo dato però ne consegue: dopo l’avvenuto incendio – di cui, non sappiamo se volutamente o meno, non si è sottolineato la gravità – alcuni colleghi Consiglieri bipartisan, cioè di ambedue le altre coalizioni , affermano che è finita l’emergenza. Ebbene noi, LivornoLibera, contestiamo con forza e in radice tale affermazione!! E non solo per il fatto in sé (di cui tratterò di seguito), ma perché questa è questione dai molti risvolti (non solo quello urbanistico e non solo per via del limone, già via condotti vecchi, ma per l’intera area nord/ nord-est e per tutta la città), questione che si trascina (anche questa!) da anni!

1.ALCUNE DOMANDE
Poniamo allora alcune domande già poste da noi nella conferenza stampa del 30 giugno, gran parte delle quali non ricevono risposte esaurienti o alcuna risposta.
a)Perché c’è stata una sottovalutazione culturale e/o politica e/o amministrativa del problema prima che fossero pubblicizzate, solo dopo nostra richiesta, tutte le analisi mai fornite, a quanto ci risulta, in modo totale e completo?
b)Perché nessuna ordinanza è stata emessa da alcuna istituzione? Non vale il principio precauzionale neanche post factum: prevenzione alimentare e di salute, pur in assenza di prove definitive sulla probabilità del danno?
c)Un incendio di mille tonnellate, spento a distanza di giorni, potenzialmente pericoloso, di cui dovranno essere chiarite tutte le dinamiche e le conseguenze fino in fondo, non rappresenta il più grave incidente industriale mai accaduto a Livorno dal dopoguerra? C’è una vera gestione delle emergenze nella nostra città?
d)Perché erano ferme lì mille tonnellate di rifiuti e da dove provenivano?
e)Risponde al vero e cosa replicano le istituzioni a quanto pubblicato il 28/6/09 sul sito di Senza Soste dove si sostiene che in quella azienda si smaltiscono anche rifiuti industriali pericolosi, batterie esauste al piombo, rifiuti tossici, nocivi e ospedalieri?
f)Perché gli incendi si ripetono nel tempo e perché tutti di notte?
g)Da questo incendio qualcuno ci ha guadagnato?
h)Perché non avviene la delocalizzazione di queste attività promesse da anni e anche nella campagna elettorale Cosimi 2004?
i)L’AAMPS (partecipata dal Comune al 100% e in rapporto con la Lonzi Metalli), con la TIA tra le più care d’Italia, non ha niente da dire su quanto è avvenuto? Quali i capitolati tra AAMPS e Lonzi? Una volta affidati i rifiuti che provengono dalle isole ecologiche e dalla differenziata AAMPS se ne disinteressa? Il Piano di smaltimento e di ciclo dei rifiuti è fallimentare? E l’inceneritore attuale o con la terza linea è ritenuto la soluzione, mentre noi la riteniamo un’aggravante del problema?

2.RICOSTRUZIONE STORICA REMOTA E ATTUALE
Area agricola o industriale? incendi fatali o ennesima emergenza?
Dalla fine degli anni ’70, l’allora via dei Condotti Vecchi iniziò una sopportabile convivenza con un’area di rottamazione e transito di camion. Ma la mole di lavoro che fu distribuita in seguito, dagli anni ’90 in poi, ha reso l’intera zona un inferno. Le attività di riciclaggio rottami e rifiuti di cui le industrie presenti hanno beneficiato (Luni Rot, Autodemolizioni livornesi, Lotti Nemo, RA.RI. e Lonzi Metalli, iscritte CNA) ne hanno mutato in modo drastico la vivibilità, in quanto a differenza dei rifiuti urbani, per cui la normativa stabilisce un transito provinciale, i rifiuti speciali godono di un transito nazionale e la presenza di un’area nord definita ‘adeguata al riciclaggio’, ha creato un vero boom con relativi incomodi: diffusione di rumori, cattivi odori e paure per la salute umana e ambientale (si ricordi che l’AIRTUM-Associazione Italiana Registri Tumori informa che i tassi di incidenza italiani sono più elevati che in Germania, Francia e Svizzera; che in Toscana Livorno è seconda dopo Firenze; alcune riviste indicano Livorno come una delle aree dove la crescita dei tumori è a livello di epidemia; e gli abitanti della zona in questione indicano i numeri dell’aumento dei morti per tumori: come rassicurarli?).
Ma se la prima domanda da porsi, oggi, è del perché di questo business dei rifiuti non ne benefici, come accade altrove, o ne benefici poco (ci saprete dire in qual misura) l’intera economia di Livorno e le finanze di AAMPS/Comune, c’è un nodo, più vecchio, da sciogliere: cioè la classificazione di quest’area come adattabile a simili attività, che solitamente sono concentrate in zone considerate di basso pregio.
Ricostruiamo sinteticamente la situazione storica e amministrativa.
L’allora Dirigente comunale dell’U.O.va programmazione urbanistica e tutela ambientale - non so se Tu, SINDACO, eri al momento Ass. all’Ambiente e alle Aziende - nella relazione dell’11 giugno 1999 trasmessa all’allora Sindaco LAMBERTI (e archiviata al n. 30862/99) fra l’altro evidenziava (leggo testualmente): “si conviene che la soluzione radicale è la delocalizzazione delle attività (classificate come insalubri) che il PRG definisce” (udite, udite!) “IN CONTRASTO con l’area normativa” (definita come zona di interesse storico). “La questione - continuava la relazione - potrà essere affrontata nell’ambito dei Fondi Strutturali 2000/2006”, cioè attingendo a contributi comunitari. E oggi, non avendo utilizzato questi finanziamenti anni fa, ve ne sono altri rispetto agli incentivi necessari? E’ questione di costi? Ma i problemi della gente possono essere monetizzati?
In seguito (16/12/99) dai residenti fu inviato agli Assessori all’Ambiente della Provincia e del Comune, un elenco delle diverse gravi insalubrità, in netto contrasto con la legge n. 22 del 5 febbraio 1997.
Nel 2000, la Circoscrizione 1 inviava in data 17 ottobre ad Arpat e Asl la richiesta di un monitoraggio per l’inquinamento acustico e da polveri in varie zone del territorio, reiterata il 4 dicembre e poi nell’anno 2001, ma senza ricevere alcuna risposta né alla richiesta né a quanto messo in evidenza rispetto all’area nord (“riconosciuta ad alto rischio ambientale, con ciminiere, tralicci e fumi dal deposito e disfattura di locomotori tutto di Enel, un incredibile proliferare di antenne, un deposito di carburanti, l’impianto di incenerimento dei rifiuti ed altro ancora …”) (Vladimiro Del Corona, allora Presidente della Circoscrizione).
Tale sofferenza sfociò in una petizione popolare (9 novembre 2000), firmata da migliaia di cittadini e nelle osservazioni del 18 settembre 2003 e del 28 dicembre 2004 al Piano Provinciale dei Rifiuti Speciali e Pericolosi (ne dovrebbe sapere qualcosa il Cons. RUGGERI) da parte del Comitato Borgo Mediceo poi fusosi con il Comitato Difesa Popolare Quartieri Nord.
Ma gli abitanti della zona si sono interrogati anche sul criterio di assegnazione dell’area in oggetto. Infatti:
a.è l’ultima campagna di Livorno (tra la Variante Aurelia e le pendici dei Monti livornesi ai confini del Parco delle Colline che si dice di voler salvaguardare). Di campagna ce ne sarebbe altra intorno a Livorno, ma è diventata brutta!;
b.inoltre questa zona comprende un importante pezzo di preistoria e storia della città. Pochi sanno che qui vi è stata la prima “casa” di Livorno di oltre 6000 anni fa: alcuni reperti sono al Museo provinciale di Storia del Mediterraneo e altri rinchiusi in casse comunali da 60 anni in attesa del sempre progettato e sempre rinviato museo della città. Nella stessa area sono state scoperte, oltre a sepolture e fornaci, anche due fattorie (una etrusca e una romana). Vi insiste poi il Borgo Mediceo dei Condotti Vecchi del ‘600.
Ma questo, forse, ai molti non interessa;
c.infine, questa è una zona residenziale con i propri abitanti, i loro campi, la loro salute e, piaccia o meno, con il complesso commerciale della Porta a Terra che è ad appena 200 metri.
Ma allora non sarà che le analisi sugli inquinanti realizzate nella zona danno valori nei limiti della normativa perché non si tiene conto di conto di tutto questo e la si considera impropriamente industriale, mentre dalle carte si evince che si tratta di terreni agricoli e quindi i valori devono essere calcolati sulla metà dei risultati anziché su quelli rilevati?
E un altro problema da considerare non è la presenza concentrata delle diverse attività inquinanti e se la somma dei valori non sia al di fuori dei canoni di sopportabilità ambientale?
Un’altra questione è che la collocazione degli impianti di riciclaggio è in terreni alluvionabili: lo dimostrano la decina di allagamenti nella zona negli ultimi 50 anni, con il problema del deflusso delle acque reflue e nere nel rio Cignolo e nel rio Cigna e necessarie casse di espansione.
Con un’ ulteriore questione che si intreccia: quelle delle vie di uscita in caso di pericolo. Se noi guardiamo una cartina della città, ci accorgiamo che il suo assetto, privo ormai di un disegno unitario, continua a subire degli stravolgimenti, attraverso la creazione di “gabbie”, zone ad alto pericolo, nelle quali se avvenissero degli incidenti, ci sarebbe a disposizione una sola via d’uscita che renderebbe difficile persino le operazioni di soccorso.

3.TRE SFIDE
a.Sfido il Sindaco, il Presidente della Provincia, il Direttore dell’Arpat e tutti i responsabili istituzionalmente coinvolti a consumare pubblicamente ortaggi e frutta coltivati nelle vicinanze del disastro e portate dai residenti per rassicurare i cittadini che invano si chiedono se possono mangiarli senza rischi per la salute.
b. Sfido il Sindaco e l’Assessore di riferimento a portare con immediatezza la proposta di modifica del regolamento urbanistico e di delocalizzazione con relativa metodica e cronoprogramma: se è da anni che la state studiando, la promettete ai residenti e la Lonzi Metalli e le altre attività similari sono d’accordo, avrete bene un’altra localizzazione senza dover attendere l’ormai mitica revisione degli strumenti urbanistici, che richiede notoriamente tempi lunghi. Noi ci impegniamo davanti a questo Consiglio e questi cittadini a garantire una via veloce e privilegiata al provvedimento. Intanto depositeremo, come Gruppo consiliare LivornoLibera, una nostra proposta di delibera consiliare, oltre ad organizzare e a partecipare tutte le altre attività extraconsiliari necessarie.
c.Sfido infine a costituire una commissione consiliare e/o un tavolo o conferenza di servizi tra Comune, AAMPS, Provincia, ARPAT, ASL, Regione, Enti ispettivi e quant’altri per affrontare e monitorare la questione sotto tutti i diversi profili e, se del caso, come task-force per questa e altre emergenze similari.

4.COSA OCCORRE FARE SUBITO E ORDINARIAMENTE
Il nostro Consigliere Luano Fattorini ha proposto da subito i seguenti accorgimenti.
a.Tenere sotto controllo la filiera costituita da ortaggi e verdure - animali (mucche, pollame, domestici, ecc.) – carni, uova, latte, cibi – acqua – uomo.
b.Prendere gli opportuni provvedimenti sia di igiene pubblica sia di polizia municipale per rilevare precisamente e monitorare costantemente l’entità del fenomeno e le sue conseguenze in termini di organizzazione sanitaria e di salute umana e animale, circoscriverne e annullarne la carica tossica nell’ambiente. La diossina infatti è una sostanza altamente tossica e cancerogena che si accumula nell’ambiente e mediante l’ingestione o l’inalazione penetra negli organi e nei tessuti determinando un danno e una minaccia cancerogena.
c.Sottoporre a monitoraggio periodico i residenti nella zona interessata all’incidente, mettendo a punto un adeguato piano di screening diagnostico da parte del Comune di concerto con l’Asl 6 e le categorie interessate (circoscrizioni, comitati di cittadini, operatori sanitari, esperti di igiene e medicina del lavoro, volontariato socio-sanitario, ecc.).
d.Tenersi pronti a interventi di carattere terapeutico su animali e uomini in caso di necessità, tramite un’adeguata organizzazione sanitaria.

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