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DOSSIER: Livorno e la “vocazione ambientale” del PD

DOSSIER: Livorno e la “vocazione ambientale” del PD bigimage

Festa nazionale del PD sull’ambiente a Livorno: provocazione o smisurata arroganza?

a cura di Stefano Romboli
Responsabile progetto Partecipazione dei Verdi di Livorno – Alleanza Livorno Libera

Quando durante la campagna elettorale venne diffusa la notizia che proprio Livorno sarebbe stata la sede della Festa nazionale del PD sull’ambiente stentavamo a crederci, pensavamo fosse uno scherzo o l’ennesimo colpo da teatro.
Eppure proprio la città labronica ospita “Un mondo di buone energie”: questo il titolo della ex Festa dell’Unità. Oltre a vedere la presenza di tutti i vari “big” della nomenclatura del PD e quindi discussioni e confronti sul prossimo congresso e sulla scelta del futuro “leader maximo”, la festa sarà l’occasione per dimostrare come “il partito democratico sia nato con una vocazione ambientale… del resto l’attenzione ai temi ambientali è ciò che più ci distingue dal centrodestra”, secondo quanto affermato da Ermete Realacci (deputato PD eletto nel collegio di Pisa, responsabile nazionale del dipartimento ambiente del PD e “ministro ombra” dell’Ambiente per il PD). Insomma una “vetrina” per tutte le iniziative, idee, proposte ed azioni messe in campo dal PD per puntare sulla “green economy” e promuovere politiche per la sostenibilità ambientale.

Per il PD ci salverà il mattone e il consumo del territorio
L’attuale modello di sviluppo è condiviso dai gruppi di interesse e dalle istituzioni ed ha bisogno per sopravvivere di sacrificare il territorio: solo attraverso l’aggressione (più infrastrutture, più costruzioni) quel modello sembra essere in grado di creare posti di lavoro o quanto meno di arrestare l’attuale emorragia. Alla crisi si offrono solo risposte vecchie, rilanciando i cantieri e l’edilizia. Si tratta di un modo di affrontare i problemi che corrisponde a una certa cultura diffusa in Italia che vede nel paesaggio e nel territorio dei vincoli che consumano ricchezza senza produrla.

Per il PD va bene il modello di sviluppo che ha devastato il pianeta
Nessuno nel PD si è opposto, in modo rilevante, alle «sacrosante e irrinunciabili ragioni dello sviluppo» tanto da contribuire a cambiare strategia ed invertire la rotta sensibilmente, promuovendo una “conversione ecologica” della società. E non vogliamo aprire qui il capitolo sul nucleare, ma anche su questo versante non appare netta e chiara la contrarietà del PD.

Grazie al PD bocciati dalle classifiche
Oltretutto proprio la Toscana non sembra essere fra le regioni italiane quella che più si distingue per essere “virtuosa” in campo ambientale. Nessun comune della Toscana compare nei primi posti della classifica fatta da Istat sulla rilevazione dei “Dati ambientali nelle città” che riguarda i 111 capoluoghi di provincia a livello nazionale. I luoghi di buongoverno del territorio in Italia sono diventati rarissimi e anche la Toscana ha ormai cambiato la sua politica di gestione del territorio uniformandosi al resto d’Italia.

Ma torniamo a Livorno che certo non brilla come esempio di buon governo e comune virtuoso. Del resto non troviamo traccia di nessuna buona pratica nelle varie realtà che da anni studiano e si occupano di buongoverno e di pratiche virtuose (dall’Associazione dei Comuni Virtuosi alla Rete de Nuovo Municipio).
Proprio l’Associazione dei Comuni Virtuosi ha recentemente stilato 5 pilastri che formano una sorta di identikit del comune “ideale”, esempio virtuoso di pratiche di buongoverno, caratterizzato dalla “conversione ecologica” necessaria per la sostenibilità ambientale e la qualità della vita.
Proviamo quindi attraverso queste 5 linee di intervento a verificare la situazione di Livorno come città governata pensando all’ambiente.

1 GESTIONE DEL TERRITORIO

La cementificazione “scientifica” e la politica del “mattone” senza sostenibilità ambientale sono gli elementi che hanno caratterizzato un massiccio consumo del territorio:
Livorno ha cambiato anima: da una città equilibrata sviluppatasi intorno al centro viene svuotata con la realizzazione di quartieri dormitorio (La Leccia e La Scopaia ne sono i due esempi più significativi) e attraverso i recenti progetti di Porta a Terra, Porta a Mare, Nuovo Centro, Salviano 2;
l’anima di Livorno viene svuotata: ne consegue la desertificazione del centro (ne sono testimoni la chiusura dei cinema, la chiusura di tanti esercizi del piccolo commercio, le piazze trascurate);
la cementificazione delle zone di pregio (in primis Montenero), iniziata con la lottizzazione delle Pianacce e proseguita con l’ultimo piano regolatore con le aree a ville con giardino e con le aree di riqualificazione ambientale (altra colata di cemento);
le scelte del PD sono state orientate in base ad un falso fabbisogno di nuove case (in una città in calo di abitanti e piena di case vuote), ne è un esempio la saturazione degli spazi liberi con edilizia residenziale (piazza del Luogo Pio);
le nuove aree dedicate all’auto e sottratte alle aree a verde pubblico come aree di sosta: l’ultimo episodio riguarda via Accademia Labronica (parcheggio al posto di un’area a verde).

Gravissima l’intenzione del PD di spostare l’ospedale per lucrare sulle plusvalenze fondiarie e di superare il “tabù” della inedificabilità dei terreni oltre la Variante Aurelia. Il nuovo ospedale oltre a consumare nuovo territorio sancirebbe la cestinazione di centinaia di milioni di euro già impiegati per la ristrutturazione dell’attuale ospedale.

Clamorosi ritardi e contraddizioni relative alla riqualificazione dei Quartieri Nord (centro civico e interi lotti in ritardo di dieci anni).

Situazione complessiva insoddisfacente del verde pubblico spesso abbandonato e privo di servizi di base.

Continua svendita/alienazione dei beni immobili pubblici.

Mancato sviluppo del turismo, delle attività ambientali ed educative e ovviamente nuova occupazione attraverso il “Parco dei Monti Livornesi”, il “Piano della Costa” e il “Sistema delle Fortezze”.

Ritardo “culturale” su un percorso di pianificazione partecipata insieme ad una rinnovata centralità delle istituzioni pubbliche nel governo del territorio e quindi per il nuovo Piano Regolatore.

2 IMPRONTA ECOLOGICA

Piano energetico comunale non soddisfacente e ritardi/negligenze per la conseguente riqualificazione energetica degli edifici pubblici.

Assoluta mancanza di una politica del PD rivolta all’autoproduzione e all’autoconsumo dell’energia necessaria a soddisfare le esigenze della comunità, seguendo ovviamente i criteri dell’energia rinnovabile.

La vicenda del rigassificatore offshore è gravissima e rimane una macchia indelebile. Segno di quanto il PD locale abbia una visione della propria “autosufficienza” e ben poco attenta ai principi e ai valori della democrazia partecipata (si veda la mancanza assoluta di attenzione verso il movimento popolare e le legittime richieste di referendum mai concesso, oltre alla sentenza del TAR del luglio 2008 e ai suoi duri capi d’imputazione).

A Livorno il PD non crede alla conversione ecologica della società e dell’economia. Il rigassificatore è la punta di un iceberg di una cultura e di una politica arretrata rispetto ad una politica di filiera delle energie rinnovabili. Per il PD locale le rinnovabili sono frutto solo di scelte occasionali o di marketing politico senza che ci sia alcun progetto.

Proprio il rigassificatore rappresenta un esempio di scelte condivise a livello regionale (è previsto nel Piano Energetico Regionale) e nazionale dal PD, come l’aumento degli inceneritori.
Ne è una conferma la rivendicazione della necessità dei rigassificatori dello stesso Pier Luigi Bersani (candidato come futuro leader nazionale del PD).

Scarsa attenzione alle energie rinnovabili dimostrata anche dalla vicenda relativa al progetto di costruzione di una centrale a biomasse ad olio di palma a Livorno, progetto ambientalmente insostenibile.

Regolamento edilizio per promuovere le energie rinnovabili non soddisfacente e di fatto “castrato” dal PD da una serie di ostacoli per la diffusione delle pale eoliche.

Difficoltà nell’introduzione degli “acquisiti verdi” nella pubblica amministrazione


3 RIFIUTI

Livorno appare ancora lontana anni luce dall’obiettivo Rifiuti Zero.

L’introduzione del sistema di raccolta differenziata porta a porta è per ora limitato solo ad una parte ristretta della città e poco abitata e comunque non si vedono ad oggi progetti chiari e definiti finalizzati al riciclaggio e al riutilizzo dei materiali post-consumo.

L’attivazione e la realizzazione dei progetti per la riduzione della produzione pro-capite dei rifiuti appare occasionale e sporadica.

Da qui l’incapacità di andare oltre il modello degli inceneritori e l’orientamento verso l’allargamento di quello esistente o la cosiddetta “terza linea”.

Aggiungiamo la discutibile politica del PD che ha contribuito al rincaro spaventoso della tariffa sull’igiene ambientale (TIA) - una delle più alte in tutta Italia - senza una reale introduzione di tariffe diversificate e che incoraggino e favoriscano la riduzione dei rifiuti e la raccolta differenziata.

Concludiamo sulle responsabilità e mancanze relative alla nota vicenda Lonzi Metalli, ovvero del più grave incidente industriale mai accaduto a Livorno dal dopoguerra. Un incendio di almeno mille tonnellate di rifiuti, spento solo a distanza di giorni, potenzialmente pericoloso e di cui non si conoscono dinamiche e conseguenze. E su questa vicenda vanno evidenziate le responsabilità del PD che in questi anni non hai mai fatto nulla per delocalizzare questo impianto, malgrado denunce passate e altri incidenti seppur di rilevanza inferiore.

4 MOBILITÀ

Livorno non presenta un vero piano del traffico e infatti la prima giunta Cosimi non ha mai realizzato il Piano Urbano della Mobilità, anzi ormai da anni la città è vittima di una mancanza di programmazione seria e coerente finalizzata ad un ripensamento generale dello “spazio città”.

Il centro è un insieme disarticolato di spazi pedonali (pochi) che comunque non vengono rispettati (piazza Cavour) e di strade con altissima pericolosità per pedoni e ciclisti (altissimo il numero di pedoni vittime di incidenti anche sulle strisce pedonali).

Il PD non sembra voler affrontare seriamente la possibilità di sperimentare chiusure di ampie zone al traffico (ad esempio l’asse via Grande - via De Lardarel, aprendo il parcheggio di scambio dietro il Cisternone).

Inquinamento atmosferico molto elevato anche a causa del traffico veicolare: Livorno si colloca tra i 5 comuni capoluogo di provincia con più di 200 motocicli per mille abitanti, con una media di 237,2 (secondo i recenti dati Istat sulla rilevazione dei “Dati ambientali nelle città”).

La città è dominata dai mezzi privati a motore, anche a causa della scarsa attenzione alla mobilità sostenibile, scarsa promozione e diffusione della cultura della mobilità “dolce” rappresentata dal trasporto pubblico e collettivo e dall’uso della bicicletta.

La situazione delle piste ciclabili è decisamente insufficiente: continua a mancare la capacità e la volontà di progettare percorsi che garantiscano continuità ed efficienza. Molti “tronconi” e “spezzatini” non favoriscano l’uso della bicicletta, che sembra oggetto di un “ostracismo” culturale del PD. Da qui la mancanza di progetti finalizzati all’incentivo del mezzo, come la scarsità di rastrelliere in città, l’assenza di “biciclette pubbliche” o a noleggio.

Il quadro è completato dalla realizzazione dei parcheggi in pieno centro (Odeon, ex Peroni) anziché delimitarli fuori dal centro e concepirli come parcheggi “di scambio” con mezzi alternativi. Una posizione del PD locale in contraddizione con le linee nazionali.

5 NUOVI STILI DI VITA

L’immobilismo da questo punto di vista regna sovrano. Manca la capacità e la volontà di contribuire alla necessità di una inversione di tendenza, a cominciare da un cambiamento culturale e quindi alla realizzazione di nuovi stili di vita attraverso la sperimentazione di esempi concreti. Anche in questo caso, al di là di progetti occasionali e spesso lasciati alla buona volontà di associazioni e realtà organizzate della società civile, sconcerta la mancanza di una progettualità finalizzata ad un cambiamento degli stili di vita. Quanto siamo lontani da quanto affermava Alex Langer “la conversione ecologica potrà affermarsi solo se apparirà socialmente desiderabile”.
Ma questo probabilmente entra in conflitto con la visione che ha il PD dello sviluppo (che continuano a considerare, nel loro alfabeto, “sostenibile”, cioè di fatto sostenendo un ossimoro), ancora ben lontano dal primato di una decrescita sostenibile caratterizzata dalla sobrietà, dalla riduzione dei consumi, da un consumo critico e sostenibile, dall’economia solidale attraverso i mercati contadini, le “filiere corte” (del resto a Livorno il sistema della grande distribuzione è l’unico ad essere promosso dalle scelte urbanistiche), i gruppi di acquisto solidale (GAS), il commercio equo solidale, le banche del tempo, ecc.

E all’interno di questo quadro complessivo di inadeguatezze e responsabilità basta pensare alla gestione delle varie aziende municipalizzate (società controllate o collegate che dir si voglia): ASA, AAMPS, ATL in primis.
In particolare il PD dovrebbe recuperare il senso e il valore dell’acqua come bene comune, diritto umano fondamentale, patrimonio dell’umanità, sottraendolo al controllo del mercato con la ripubblicizzazione dell’ASA (azienda dell’acqua). Dal 2004 l’ASA è stata privatizzata, senza alcun beneficio per la città.
Oltre a non mostrare particolare attenzione per la campagne sul risparmio d’acqua e per l’utilizzo dell’acqua del rubinetto da bere, evidenziamo come Livorno abbia poche fontane “pubbliche” mentre poi, in modo surreale alla Festa del PD sull’ambiente in accordo proprio con ASA sarà presente una fontana che distribuirà acqua potabile!

E sempre sul tema dei diritti e dei beni comuni, non possiamo dimenticare la ferma resistenza del PD a consentire il libero e gratuito accesso al mare, al transito per il raggiungimento della battigia, anche al fine della balneazione, in osservanza della legge approvata il 27 dicembre 2006 dal parlamento. Questa norma, approvata su proposta dei Verdi, a Livorno è puntualmente disattesa e di fatto i titolari delle concessioni degli stabilimenti balneari fanno pagare l’accesso contravvenendo alla legge. Alcuni gestori hanno finanziato la campagna elettorale del candidato del PD.

CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE SULLA PROVINCIA DI LIVORNO

E quel che vale per la città di Livorno sulla cementificazione selvaggia e sulla devastazione ambientale è vero anche per l’intera provincia: citiamo in ordine sparso e approssimativo gli esempi della maxi lottizzazione a Donoratico, del porticciolo di Chioma, del porto turistico di Crepatura a Rosignano, della riqualificazione con colate di asfalto a Poggio Pelato sopra Castiglioncello, delle residenze turistiche a Campiglia, del porto turistico di San Vincenzo, degli interventi a Rimigliano, del previsto progetto del rigassificatore a Rosignano, della cementificazione dell’isola d’Elba, ecc.

Il territorio di Livorno e provincia vede la presenza di tre grandi poli industriali: raffineria ENI (Livorno), Solvay (Rosignano), Lucchini-Ilva (Piombino). Questo contribuisce in modo rilevante a rendere la provincia di Livorno quella con la più alta produzione di energia di tutta la regione Toscana (circa l’80-85%) e con la più alta emissione di C02 della stessa regione (circa il 40%).

Se aggiungiamo l’alta incidenza del traffico veicolare dai dati allarmanti ecco che il quadro complessivo dell’inquinamento atmosferico è decisamente preoccupante, tra i peggiori della Toscana.

Il quadro complessivo delle infrastrutture del territorio livornese (porto, ferrovie, viabilità…) non è soddisfacente e sostenibile: dopo la tragedia di Viareggio nel luglio scorso Rai News 24 ha diffuso la notizia che Livorno e Mantova sono le due stazioni ferroviarie maggiormente a rischio in Italia per il transito di convogli ferroviari con carichi tipo Gpl, acidi, ecc. La presenza del futuro rigassificatore non aiuta certo a rendere il futuro più sicuro.

Infine un esempio, particolarmente clamoroso: il cosiddetto corridoio tirrenico, ovvero il progetto della conversione della attuale superstrada in autostrada, il cui effetto sarà deleterio per i piccoli centri della costa. Questo grazie alle “intese cordiali” e alla benedizione del ministro del centro destra Altero Matteoli

A conferma delle parole di Ermete Realacci sulla “vocazione ambientale” del PD, cioè di quello “che più ci distingue dal centrodestra”: appunto!

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1 Commento a “DOSSIER: Livorno e la “vocazione ambientale” del PD”

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    Mi complimento ancora una volta con Stwefano romboli e ringrazio per le varie iniziative. Non trascurerei il fatto che a livorno da 7 anni l’AIRP (Associaz. Italiana Ricerca Psicosomatica)con l’università di Siena (Fac. di med. e Chir. Dipartimento di Scienze Neurologiche e del Comportamento: Psicologia Clinica)”forma”, con un corso triennale, la figura professionale del Counselor: professionisti per la relazione di aiuto e la promozione della salute: l’uomo, l’ambiente, l’ecologia in cui esso è immerso, come soggetto monista mente/corpo è studiato in tutte le sue dimensioni, dalla genetica alla psicologia ambientale e di comunità. I docenti, professori che provengono da diverse Università italiana e svizzera (Roma, Siena, Pisa, Firenze, Urbino, Lugano, …)o direttori di scuole di psicoterapia sono 18. I corsisti che si iscrivono ogni anno(al massimo 23 per corso) provengono da tutta italia: Brescia, Firenze, La Spezia, Grosseto, Pisa, Empoli .. i livornesi sono il 40%
    grazie ancora
    mariomengheri.it

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