“Fare Sistema” : il caso Livorno
L’estate non accenna a spegnersi, le temperature sono ancora prepotenti, la politica sonnecchia in attesa dei suoi primi atti ufficiali. Il Consiglio Comunale non si riconvocherà prima della metà di settembre.
Marco Cannito, che ringrazio per la pulizia delle argomentazioni, ha nuovamente sollevato con la consueta precisione il tema delle consulenze esterne nella pubblica amministrazione comunale… Lo ha fatto soffermandosi sulla questione di Effetto Venezia. Lo rifarà ogni volta che il rinnovo automatico di un incarico esterno avverrà con una chiamata fiduciaria e individuale del Sindaco. Senza la trasparenza di una gara pubblica.
C’è poi un problema amministrativo. Il consulente di Effetto Venezia è retribuito con i fondi del settore “sviluppo della persona”. Ergo, Effetto Venezia “non è una manifestazione culturale”. E allora perchè nominare un direttore artistico? Il Sindaco ha candidamente eluso l’argomento, ammettendo che i dipartimenti amministrativi non corrispondono alle deleghe assegnate. Quindi siamo di fronte ad una manifestazione delegata alla cultura e al turismo, ma finanziata dal Welfare. Strano modo di “fare sistema”.
Passiamo ad altro. Il tema della sicurezza, che si sarebbe dovuto dibattere prima della pausa estiva e che non fu affrontato a causa dell’incedere della Notte Bianca, è stato metabolizzato dall’afa e dalle ultime del calciomercato. Strano modo “di fare sistema”.
La questione Delphi, unico involontario sussulto di Tranquillopoli, è stata, come sappiamo, cristallizzata dal documento unitario dei gruppi consiliari. Questi ultimi chiedono a buona ragione di essere coinvolti, senza differenziazione alcuna, nella vertenza con il Governo per garantire un esodo (o comunque) un futuro dignitoso ai 170 superstiti dello stabilimento Delphi. Dopo tre lunghissimi anni di attesa, durante i quali abbiamo nostro malgrado assistito agli “one man show” di Cosimi&Rossignolo lungo la tratta Torino Firenze Livorno Guasticce e ritorno, era giustamente venuto il momento di cambiare marcia. Anzi, metodo.
Lo stesso ampio metodo di consultazione, che non si chiuda dietro l’ipocrita teoria dei tavoli “istituzionali” confortati magari da qualche sindacalista di lungo corso che oggi riscuote il lauto assegno di Assessore, lo auspichiamo vivamente per la vicenda Eni. Sappiamo che ormai la raffinazione petrolifera si fa altrove e l’Azienda “che ha sfruttato il territorio” (G.Kutufà) delocalizzerà in prossimità dei pozzi le sue attività. Da due anni l’Azienda aveva notificato l’intenzione di dismettere le produzioni interrompendo gli investimenti nell’area livornese. Qui però, differentemente da quanto avvenuto con Delphi, ci sono i margini economici e finanziari (leggi utili aziendali) per trattare sugli oneri di bonifica ed eventualmente avviare, di fronte a un serio piano industriale, un programma di riconversione dell’area e di contestuale reimpiego della base occupazionale. Le notizie che abbiamo non ci rassicurano. Il fondo di Investimento americano, sia esso o meno energivoro, è un’agenzia finanziaria più sensibile agli indici borsistici internazionali che alla complicata mediazione istituzionale costruita per garantire un futuro all’occupazione diretta. E non dimentichiamo l’indotto della manutenzioni, che per troppi anni ha costituito la fonte di sostentamento di una occupazione tanto diffusa, quanto polverizzata e priva di garanzie sociali.
La sensazione generale, al di là dei ridicoli “giu’ le mani da Livorno” pronunciati (non si sa a quale titolo) dall’Assessore multiservice Picchi (”il Comune contro l’Eni” titolava il Tirreno) e dal solito - ormai quasi autoreferenziale – Kutufà, è che si sia partiti con enorme ritardo. Una soluzione, magari sanguinosa, ma dilazionata nel tempo si troverà, con la speranza che sia netta e strutturale.
I giochini Delphi style ci auguriamo che finiscano quanto prima. In quella circostanza ha giocato il “fare sistema” tanto caro a Vittori che ha recentemente assunto nei suoi monologhi televisivi posture e profili quasi socratici. Cioè il vecchio scambio politico “io territorio do una cosa a te ” (il rigassificatore), tu “governo - nel 2006 c’era non a caso Bersani alle Attività Produttive, storico sponsor dei rigassificatori - dai qualcosa a me” (Rossignolo, imprenditore amato dal centro sinistra e dalla Cgil). Il saldo di questa operazione è stato fallimentare.
Con il rischio concreto di dovercelo cuccare veramente, quel rigassificatore che non apporterà alcun beneficio - dal 2011 - all’utenza domestica e industriale di casa nostra. Pochi sanno, peraltro, che a presiedere una delle società progetto della pipeline dell’impianto marino (in cui hanno parte anche i rimorchiatori Neri, finanziatori dichiarati di Cosimi) è un personaggio recentemente coinvolto nell’affaire Porto Livorno 2000. Non ne facciamo il nome nella speranza che si ravveda e dia velocemente le dimissioni. Da ogni incarico pubblico e sociale.
Che dire, sono i rischi, e le incognite, del “fare sistema”. Ne tenga conto, Kutufà, tra una apparizione e l’altra nelle trasmissioni sul Livorno Calcio. Un modo come un altro per parlare di stronzate mentre la nave affonda. O far dimenticare ad un’opinione pubblica ormai illanguidita da Sky e dall’Ipercoop che i tavoli istituzionali sono quello che sono; ma quando uno puo’ vantare un Ufficio di Presidenza che farebbe invidia ad Obama (solo per i costi, naturalmente), in fondo in fondo è giusto provarci. Per “fare sistema”, appunto.
Prossimamente: IL RITORNO DI RITORNI e IL MISTERIOSO CASO DELLA SPIL
Sergio Nieri



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