L’inchiesta Porto 2000 è solo un fatto isolato?
Di norma non si commentano le sentenze della Magistratura. A maggior ragione sarebbe improvvido volare alti (o bassi) su un avviso chiusura indagini, per quanto articolato e corposo. Il procedimento penale deve ancora decollare e le difese, certamente, batteranno un colpo, nel rispetto di tutte le garanzie processuali.
Sulla vicenda Porto 2000 e i suoi derivati molto è stato detto, anche se la connection affaristica (per la sua estensione al sistema commerciale e bancario della città) è davvero monumentale per passare inosservata. Fatto episodico o punta di un iceberg? Circostanze occasionali, ascrivibili a un sistema molto strutturato o prassi diffusa a più di un livello pubblico privato? Questo è l’interrogativo che emerge da un’inchiesta condotta con estrema sobrietà dalla Procura di Livorno e dagli organi di polizia giudiziaria, un team che sotto la direzione del Procuratore De Leo sta togliendo molte ruggini ad una città troppo avvitata nelle sue consuetudini. E probabilmente nei suoi silenzi.
Si vedano, fra l’altro, le vicende maturate intorno al presidio ospedaliero, ormai struttura paradossalmente “criminogena” oltrechè generatrice di costi insopportabili per la comunità.
L’inchiesta portuale parte da un’agenzia pubblica in grande spolvero per l’immagine complessiva di un territorio come il nostro e, come detto, avvolge il ventre commerciale di una realtà molto trasversale per categorie merceologiche e collocazione di soggetti e persone. La presunta associazione a delinquere “per peculato” determina, probabilmente, di riflesso, una clamorosa sindrome di Stoccolma nella quale rimangono coinvolte le posizioni di molti colletti bianchi e di stimati operatori cittadini.
Al riguardo, ovviamente, il socio “camerale” (proprietario del sodalizio croceristico con l’Autorità Portuale, oggi peraltro alle prese con la vicenda delle consulenze e delle super maggiorazioni stipendiali) non ha nulla da dire. Continua imperterrito a presenziare presentazioni di Italia Wave e rassegne sui vini della Provincia come se nulla fosse accaduto.
E’ ancora possibile tutto questo in una società per altro verso così sensibile verso la criminalità comune e banale dei poveracci e degli invisibili?
In una parola, cosa è veramente successo? E qual è il vero rischio sociale generato da comportamenti tanto spavaldi, quanto arbitrari o omissivi? Prima che anche questa vicenda si allunghi nel tortuoso percorso del procedimento penale, mi auguro sinceramente come cittadino, che i presunti responsabili, in particolare quelli che si sono “dimenticati” di controllare, si difendano nell’eventuale processo e non fuori da esso. Magari con proclami fuori luogo o avviando il tradizionale scaricabarile con oculate campagne di stampa.
Sergio Nieri



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