Partecipazione

Romboli sulla Gran Guardia aveva anticipato tutto

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Ieri è saltata la presentazione dei risultati del processo partecipativo Cisternino 2020. Come sempre la Giunta Cosimi fà annunci e molta demagogia in vicinanza delle elezioni. “Un processo partecipativo degno di attenzione” è stato definito da alcuni, “un francobollo rispetto a alcune manovre urbanistiche come il Nuovo Centro che è stato calato dall’alto senza alcuna partecipazione” dicono altri. L’impegno sulla partecipazione è desolante rispetto a quanto il Sindaco aveva promesso nel suo programma elettorale.
Cogliamo l’occasione per riprendere un contributo scritto di Stefano Romboli sull’abbandono del centro e sulla chiusura dei cinema. Una situazione all’attenzione del Tirreno con l’intervento di Pasquinelli e denunciata più volte in Consiglio Comunale da Marco Cannito, Gabriele Volpi e Rosalba Volpi. La lettera di Romboli che risale al novembre 2008 è stata già pubblicata sul Corriere di Livorno e su Senza Soste.


Novembre 2008

Nei giorni scorsi siamo venuti a conoscenza, attraverso le parole di Marco Bertini, presidente del C.d.a. Fondazione Teatro Goldoni, del progetto per rivalutare le sale cinematografiche del centro. O almeno questa è l’intenzione dichiarata da Bertini che ha appunto dichiarato: “La nostra mission è ripopolare le sale cinematografiche del centro cittadino poiché l’antica funzione del cinema, ovvero lo stare insieme, è andata perduta”.
Parole condivisibili, ma dette da Bertini - uomo dell’ “establishment” livornese - ci sembrano palesemente contraddittorie e forse ci insospettiscono pure un po’.
A rafforzare questi dubbi e sospetti arrivano anche le parole di Lippi, coordinatore del progetto cinema: “Spero che questo ci riporterà agli anni ‘50, quando Livorno era una grande multisala vivente”. Ma come? Ma non è la stessa persona che decise, anni fa, di chiudere le sale della Gran Guardia e dell’ Odeon di cui era proprietario, senza indugi e lamentele, accusando chi non capiva tale scelta di conservatorismo e di incapacità di comprendere i mutamenti e i cambiamenti della società e del mercato? Senza perdersi qui nelle “opportunità economiche” che stavano dietro le scelte di Lippi di chiudere le due sale di cui era proprietario, e ricordando solo che subito dopo a Lippi venne affidato un “importante e gratificante” ruolo all’interno della Fondazione Teatro Goldoni che ricopre tuttora, ci chiediamo con quale faccia tosta si possa dire queste cose, dopo aver contribuito in parte e senz’altro condiviso le scelte che hanno portato alla chiusura dei cinema in centro, alla conseguente desertificazione culturale e sociale e contemporaneamente al nuovo centro di aggregazione sociale e culturale (!!!!) che ormai è il Multisala Medusa.
Al di là delle critiche e delle obiezioni pregiudiziali, non capiamo comunque, dalle parole espresse dai due responsabili del progetto, come sarà possibile rivitalizzare le sale cinematografiche del centro, ovvero le poche sale del centro rimaste aperte. Non entriamo nel merito della scelta di realizzare la Consulta dei Videomaker (un team di operatori labronici nel settore cinematografico, operatori di ripresa, sceneggiatori, registi, autori e documentaristi..), scelta forse opportuna ed utile per gli “addetti ai lavori” (sperando che dietro non ci siano i soliti “nepotismi” locali).
Ma veramente non capiamo come questo possa contribuire alla finalità principale di ripopolare le sale cinematografiche e, aggiungiamo noi, a migliorare e forse a ritrovare la passione e la cultura cinematografica (intesa in modo assai diverso rispetto ad un semplice prodotto commerciale).
Tutto questo partendo dall’attuale desolante quadro di riferimento: anni di dominio assoluto del cinema blockbuster e quasi totale perdita di tutti quei riferimenti positivi che il vecchio e tradizionale cinema era in grado di veicolare. Veramente curioso che chi dovrebbe stare dalla parte del banco degli imputati si permetta oggi di fare riferimento a certe finalità ed attenzioni che per anni ha dimenticato ed ostacolato.

Stefano Romboli

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