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Sos per il centro che si svuota (Il Tirreno 26.1.09)

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Il Tirreno ha dato col dovuto risalto la notizia del prossimo trasferimento della sede del Pd in via Donnini, zona stazione. E’ un fatto emblematico e significativo. Il Pci aveva i suoi uffici in un palazzo che si affacciava su piazza della Repubblica in cui si svolse il memorabile comizio degli eurocomunisti con Berlinguer e lo spagnolo Carrillo davanti a un mare di persone, forse 20-30mila, nel ’ 75. Poi lo sgombero in uno degli “isolotti” di via Borra, poi quello nei moderni stanzoni di via Fagiuoli. Ora - col partito diventato Pd - via anche da qui per andare lontano dal cuore della città rispecchiando in pieno l’abbandono del centro e la perdita della sua capacità di attrazione.
Livornesi, pensateci un attimo solo. Hanno chiuso laboratori artigiani, distributori di benzina, concessionari d’auto, magazzini. Poi è iniziata la fuga dal centro di studi professionali, associazioni, abitanti, negozi. Poi c’è stata la chiusura dei cinema: Lazzeri, Moderno, Odeon, Gran Guardia e Metropolitan. E l’arrivo della Porta a terra. Colpi da ko. Ora avvocati, medici e altri professionisti aprono studi e ambulatori a La Rosa, Ardenza o nelle anonime torri accanto all’Ipercoop (un’altra è in costruzione…).
Impressionante per la sua assurdità la decisione delle Confcommercio, da sempre paladina della difesa del centro e delle sue botteghe, da sempre dotata di una sede in città (piazza Grande e poi corso Mazzini), che pianta tutto e se ne va all’ex mangimificio di Collinaia preceduta dalla Cgil che con un’operazione-fotocopia si era trasferita alla Porta a terra.
Quel che fa impressione è il silenzio in cui si svolge questa lenta e continua erosione in una città che sembra disabituata a discutere e rassegnata a subire, con partiti e associazioni moribondi. E così i livornesi se ne sono andati tranquilli e beati alla Leccia, alla Scopaia, a Banditella, a Salviano e ora si preparano per Salviano 2 (o 3?) mentre incombono la Porta a mare e il Nuovo centro a San Martino (”Fremuraland”, il riempimento da Salviano e Coteto con ulteriore spazio commerciale) in un autentico delirio mattonofilo senza limiti e senza motivi dato che la popolazione scende da anni. Gli abitanti silenti seguono la spinta apparentemente insensata degli enti che ci rappresentano, che troppo poco fanno per difendere il centro e con lui le caratteristiche storiche della città. Come a Lucca, Pisa e Prato - non siamo i soli, purtroppo - la desertificazione è un fatto, con la crescita dei vandalismi e dell’insicurezza, del buio e dell’abbandono.
Il sindaco Cosimi aveva opportunamente proclamato il 2008 “anno del centro”, ma una svolta non si è vista. Anzi, si è ripreso a parlare di nuovo stadio e di nuovo ospedale in collocazioni periferiche anche se gli strumenti urbanistici attuali non contengono alcuna di queste previsioni, mentre mancano ancora risorse, idee, progetti che rianimino la parte della città che muore. Per anni non si è neanche riusciti a far sgorgare un filo d’acqua dalle fontane del Tacca, poi è spuntato il piano per dotare alcune piazze livornesi di statue. Una spesa di centinaia di migliaia di euro su cui il Comune nel giro di pochi giorni ha fatto marcia indietro: non ci sono soldi, vedremo con calma… E intanto l’unica grande operazione in centro - il parcheggio Odeon - va a passo di lumaca e niente si fa né per migliorare la situazione del traffico né per modernizzare quella del trasporto pubblico.
Forse non ha torto chi (come Frontera) ripropone gli stati generali della città perché i livornesi discutano in modo serio del loro futuro: che però non sia una sterile passerella di esperti o presunti tali, che non sia un’orgia di parole inutili, ma l’occasione per stabilire cosa serve per fermare la fuga dei giovani, per sfruttare adeguatamente la risorsa mare, per non farsi passare sotto il naso migliaia di turisti senza cavarne un euro.
E i politici? La disputa tra vecchio e nuovo sindaco a molti appare deprimente, i programmi elettorali dicono (e diranno) tutto e nulla, andremo alle urne in un clima che non induce all’ottimismo. Di questo passo i nostri figli dovranno rassegnarsi a vivere in una città con un buco nero nel mezzo. E amen.

Riccardo Pasquinelli

(da Il Tirreno 26.1.09)

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